Erotici Racconti

Occhi (Parte XII)

Scritto da , il 2017-10-10, genere etero

Irruppero a casa come un tornado, in un groviglio di mani, di lingue, in una pioggia di vestiti.

Cesare la spinse giù, in ginocchio.


'Apri la bocca.'- impose, profanandola di saliva.


Come due animali giocosi, si contesero quel dono liquido, rotolandosi fino al divano, dove Lucrezia si abbandonò.



Sulla soglia del salotto, qualche minuto dopo, Cesare si fermò a rimirare quel corpo minuto di femmina, il suo culo rotondo, aperto sul sesso lucido. Le scivolò addosso, silenziosamente, tra sorpresa, fremiti e ricerca d’aria.

'Apri le gambe.- la voce roca- Fammi sentire quanto sei troia.’

‘Ahhh... NON PUOI...’

‘Ti chiamo come cazzo mi pare.’

Un energico schiocco e una natica rossa, calda, come la figa invasa.
Poi un’accelerazione decisa del bacino, avanti e indietro, contro polpastrelli via via più sfuggenti, umori, ansimi, infine uno stop.

'Spogliami.'




In ginocchio, si riempì la vista della testa vermiglia del suo cazzo e i polmoni di odore animale; non desiderava altro che saziare anche tatto e gusto, ma non osava.

‘Acchiappalo.- colpendole la bocca con la sua carne- Metti le mani dietro la schiena.’

Lucrezia sorrise, docile, e poi… se ne riempì la bocca a due mani, gustandoselo tutto.


‘E così adesso…- irrompendole in fondo alla gola- decidi tu.’


La spinse sul tavolo, giù a novanta, strizzandole i capezzoli, frugandola a morsi, in un crescendo di urla. Manovrare il desiderio di quella donna lo rendeva animale. Il suo odore, preludio di un sapore d’arancia, ne eccitava le papille gustative, lo colpiva come una martellata al cervello.

Le diede una sculacciata.

Un urlo, un rossore diffuso, una carezza, una pausa.

‘Quando io dico una cosa,- schiaffo, pausa- tu cosa devi fare, immediatamente?’

‘Ovvio! Il cazzo che voglio.’- ridendogli in faccia.


Ecco fatto: ora il suo culo poteva candidarsi per uno spot pubblicitario della Big Babol.



‘Confessa che- stimolandole il clitoride- vuoi essere scopata.’

Lingua sulla nuca, dita dentro, sul clitoride, gambe spalancate, pausa.

'Fai l'amore con me.'- sussurrò lei, guardandolo negli occhi.


Le scivolò dentro lentamente, mordendole delicato una spalla, mentre lei ingoiava ogni ombra dei suoi occhi scuri, in bilico tra ora e dopo.

Poi di colpo accelerarono, quasi saltando, e il tavolo con loro. Ogni colpo una frustata che si irradiava dai sessi ai corpi.



‘FAMMI VEDERE COME GODI.'

Lucrezia lo baciò; poi si sfiorò la figa, guardandolo.

Sdraiata per terra, si infilò le dita nella bocca semi aperta, precipitando in quella voragine scura che la guardava. Si titillò il pallino del piacere, mordendosi le labbra. Aprì le gambe, offrendo a Cesare una visione spudorata del suo sesso, offrendoglielo, offrendosi. Poi si dischiuse le labbra della figa e prese a suonarsi come una corda di violino, ansimando.

‘Visto quanto… sono obbediente, Doc?’

Sgranando gli occhi, lui cominciò a segarsi il cazzo, a lento.

‘Tu sei troia… LA MIA TROIA.'

Dilagandole negli occhi, scavarono insieme solchi nel pavimento, pizzicandosi, mordendosi, soffiandosi contro, come animali allo stato brado. Lei docile preda, lei valchiria urlante, già pronta a riempirsi lei stessa delle dita di lui, a muoversi contro di loro, per poi farsi travolgere da nuovo piacere, ancora, ancora, ancora.



'Fammi venire.'- le impose, succhiandole la bocca.

'Sei così… poco democratico, CAZZO!'

In ginocchio, senza levargli gli occhi di dosso, gli leccò il cazzo con dedizione, roteando la lingua lungo tutta la circonferenza della cappella.

'Hai visto quel brutto livido sul ginocchio... che mi fa tanto, tanto male...- infilandosi la sua carne delicatamente in bocca- però... io... avevo tanta voglia di mettermi in ginocchio davanti a te, di prendertelo in bocca... e di...'

La sua bocca si riempì di caldi rivoli di sperma, che lei bevve avidamente.

Crollarono a terra, sfiniti.

TO BE CONTINUED…

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