Erotici Racconti

Samanta - Capitolo 6 -

Scritto da , il 2017-06-19, genere dominazione

Dopo quell'ultima sera davanti al computer, gli eventi ripresero a scorrere com'era sempre stato ed alla ragazza, immersa nello studio in vista di un esame, era rimasto ben poco tempo da dedicare ad intime fantasie o lati oscuri della propria anima. Riusciva ugualmente a concedersi qualche momento di svago al bar con il gruppo, ma erano sempre brevi parentesi dallo studio in cui si permetteva non più di un drink, quasi fossero delle toccate e fuga giusto per non perdere il contatto con gli amici.
Simone sembrava aver mantenuto fede alla promessa e non aveva più fatto alcun accenno a quella sera in cui Sam aveva concesso la propria bocca a lui e Alberto. Non solo, ma la ragazza ebbe la netta impressione che cercasse di evitare ad ogni modo i contatti con lei, limitandosi a parlare con lei solo quando era strettamente necessario. E sempre senza alcun riferimento sessuale, nemmeno vago.
Alberto, dal canto suo, si era dimostrato più attento ed interessato alla ragazza, seppur lo facesse più attraverso telefono e social che non di persona, quasi non volesse attirar l'attenzione degli altri membri del gruppo. Si preoccupava per lei e si dimostrò interessato ai suoi studi ed alla sua vita. Samanta non seppe dire con certezza se fosse solo un'impressione, ma spesso, cosa che mai era capitata prima, le capitava di ricevere un messaggio che le augurava la buonanotte, qualche volta anche il buongiorno, da parte di colui che era stato il suo aguzzino. Almeno in apparenza nessuno sembrava essersi accorto dell'interesse di Alberto o aver dato peso a quella timida premura.
E così la ragazza, se da una parte era contenta che non ci fossero state spiacevoli ed imbarazzanti conseguenze pubbliche e che i ragazzi si fossero dimostrati di parola senza proseguire nelle loro mal intenzioni, dall'altra aveva iniziato, nel suo intimo e senza ammetterlo nemmeno a se stessa, a nutrire un certo interesse per il suo "aguzzino" e quello strano, imperativo modo con cui l'aveva trattata. Una sera, prima di chiudere gli occhi, si trovò a pensare come sarebbe stato finire a letto con lui. Sì, sarebbe stato bello se Alberto si fosse dedicato un poco di più a lei e non avesse voluto solo dei lavori di bocca.
E Samuele? Era sempre affascinante e lei non lo aveva certo dimenticato. Ma era fidanzato. Mentre lei, ora, stava scoprendo un nuovo e più profondo aspetto della propria sessualità. Come sarebbe stato se fosse stato lui a trattarla come una schiava o una cagnolina obbediente? E, cosa che la lasciava dubbiosa, Samuele avrebbe capito questo suo aspetto?
La fantasia di essere costretta e di dover eseguire ordini stava diventando, nel bene o nel male, una variabile sempre più frequente nei suoi momenti di solitaria intimità.
I tre giorni precedenti l'esame Samanta si ritirò completamente dalla vita sociale e per le successive settantasei ore nessuno ebbe modo di vederla, incontrarla o sentirla. Era un esame impegnativo e difficile, a cui lei non aveva alcuna intenzione di fallire.
Quella mattina, mentre si stava recando nella sede universitaria per sostenere la temuta prova, Alberto le augurò buona fortuna con un breve messaggio. Un augurio che strappò a Sam un sorriso.
Com'era logico aspettarsi, la ragazza superò quel giorno con grande soddisfazione. In verità, fu necessario attendere ancora qualche giorno per poter avere la certezza di festeggiare. Così, quando il risultato fu reso noto, un ottimo trenta, Samanta fu ben lieta di condividere la sua gioia con il gruppo.
Quando Eleonora si presentò sotto casa sua per andare al bar insieme, la ragazza uscì di casa con una lunga gonna nera a balze, camicetta color borgogna e una leggera giacchetta di jeans per proteggersi dall'aria fresca della sera. Il rumore del tacco degli stivaletti accompagnava sensualmente i suoi passi. Vista la temperatura settembrina, preferì indossare i collant al posto delle adorate autoreggenti.
Quando scesero dall'auto Alberto andò loro incontro e scambiò i due baci sulle guance con entrambe, ma solo a Sam riservò un abbraccio.
«Complimenti per l'esame!»
«Grazie!»
Alberto fece due passi indietro e si girò in direzione del bar, dopo aver ammirato la festeggiata.
«E complimenti per la gonna!»
«È una semplice gonnellona nera...»
«È bella e ti sta bene. Deve essere assai comoda!»
L'occhiata che Alberto le rivolse assieme a quelle parole le trasmise un brivido. Cosa aveva in mente?
Non molto tempo dopo le due fanciulle erano dentro al bar con uno spritz in mano in compagnia di quasi tutto il loro gruppo. L'aperitivo procedeva così, tra chiacchiere e risate, chi da una parte chi dall'altra del bar, in un'atmosfera leggera e spensierata. Samanta era allegra e serena ed al terzo spritz iniziò a sentire gli effetti dell'alcol farsi strada nella sua testa.
Nulla sembrava differire da una normale serata tra amici finché, all'improvviso, qualcuno chiamò il silenzio. Piano piano tutti smisero di parlare e si girarono verso quell'unica voce che s'era imposta sopra tutte le altre: Simone.
«Signori e signore, per festeggiare il più recente successo della nostra Samanta, che si apra lo spumante!»
Scoppiò un applauso generale e la ragazza si trovò, in men che non si dica, con una bottiglia intera tra le mani. Tra risate e battute, lo spumante venne aperto con un rumore sordo e pieno ed i flûte furono riempiti. Tuttavia non ci volle molto tempo perché la bottiglia si svuotasse prima che tutti i calici fossero riempiti. Martina, la barista, ne aprì subito un'altra e ci fu un trionfo di brindisi e tintinnii di bicchieri. Samanta era alticcia, forse persino ubriaca. Non faceva in tempo a svuotare il bicchiere che qualcun altro lo riempiva.
Ma la poverina non poteva immaginare cosa l'aspettasse da un momento all'altro. Approfittando del fatto che tutti fossero concentrati su Samanta, Marco riuscì a defilarsi dal gruppo, non visto nonostante la propria mole, e a infilarsi dietro al banco. Quando Martina lo vide fece per dire qualcosa e cacciarlo via, ma il gigante la zittì con un cenno della mano, prese un'altra bottiglia ed iniziò ad agitarla.
«Un applauso a Samanta!»
Marco urlò, attirando su di sé l'attenzione di tutti. Un istante dopo, senza smettere di scuotere la bottiglia, fece saltare via il tappo ed un'onda di bianca schiuma si riversò sul gruppo intero. La maggior parte scappò via, ricevendo solo qualche schizzo, qualcun altro fu proprio colpito ma, quella che più di tutti ne subì le conseguenze, fu proprio lei, Samanta.
Presa alla sprovvista, colta completamente di sorpresa e bersaglio designato delle volontà di Marco, non ebbe la prontezza di fare alcunché se non chiudere gli occhi e finire investita dallo spumante. In un attimo si ritrovò con i vestiti completamente impregnati. La camicia le si incollò addosso mettendo in risalto i seni mentre la gonna si appiccicò alle cosce tornite.
Questo non fu uno scherzo particolarmente gradito dal pubblico e molti, Martina prima fra tutti, iniziarono ad insultare Marco e la sua stupida idea.
Alberto, che non perse l’occasione per godere delle sue forme, si avvicinò a Samanta e le porse il grosso tappo di sughero.
«Stai bene?»
Lei lo guardò disgustata e arrabbiata.
«Sono fradicia! Puzzerò di vino per una settimana. E sarà già tanto se non mi ammalerò tornando a casa.»
«È stata proprio un'idea balorda, mi spiace.»
«Anche a me. Vado in bagno a cercare di asciugarmi un po'.»
«Certo, vai pure. Ah... dimenticavo, ho recuperato questo.»
E le porse il tappo della bottiglia. Lei lo guardò perplessa.
«Cosa dovrei farci?!»
«Puoi tenerlo come portafortuna... oppure farlo sparire.»
Samanta prese il sughero che le veniva offerto e sparì oltre la porta del bagno senza aggiungere altro.
Il rumore metallico della serratura che scattava la chiuse nel piccolo locale, isolandola dal trambusto del bar. La camicia era completamente fradicia, la gonna non era da meno. Sbuffò seccata ed infastidita. Si guardò allo specchio e scoprì che anche i capelli erano nelle stesse condizioni.
«Che trovata stupida...»
Controvoglia si spogliò, restando in intimo. Almeno quello era salvo. Qualcuno bussò alla porta. Samanta ebbe un attimo di nervoso e rispose in tono brusco e secco.
«Occupato!»
«Sono Martina, ho un paio di asciugamani.»
la vittima dello scherzo aprì la porta, restando dietro di essa per celare le proprie grazie. La barista era lì sulla soglia con due asciugamani in mano. Sam li prese volentieri e sorrise grata all'amica.
«Scusa se ti ho risposto male, è stata proprio una pessima trovata.»
«Sì, davvero! Non ti preoccupare. Questi magari ti fanno più comodo di un paio di tovagliette di carta.»
Nuovamente sola frizionò i capelli con un telo e si mise a strizzare i vestiti. Almeno avrebbero smesso di gocciolare. Si sciacquò alla meno peggio, ma l'odore del vino non voleva saperne di andarsene. Di certo non sarebbe potuta restare in giro con il gruppo: doveva assolutamente andare a casa.
Quando fece per rivestirsi lo sguardo le cadde sul tappo di sughero. L'aveva appoggiato, quasi senza pensare, sul lavandino ed era rimasto lì, silenzioso testimone. Alberto aveva detto di farlo sparire o di conservarlo. Farlo sparire... intendeva forse buttarlo via?Aveva usato quelle parole per celare un doppio senso o erano state del tutto casuali? Un'idea perversa si fece strada nel suo animo. Sentì un brivido agitarle lo stomaco e il sesso pulsò. Farlo sparire o conservarlo. Perché, allora, non fare entrambe le cose?
Quando uscì dal bagno Marco stava dando lo straccio, Martina aveva iniziato a chiudere il locale e tutti gli altri l'aspettavano fuori, chiacchierando e fumando. Alberto era l'unico rimasto all'interno del bar e stava riprendendo il gigante per l'iniziativa davvero fallimentare che aveva avuto. Come la vide si alzò dal tavolino e le andò incontro. A Samanta non sfuggì l'occhiata che il ragazzo rivolse alle sue mani. Cercava forse il tappo? Sorrise. Sarebbe stata al gioco.
«Come stai?»
«Come prima... ma almeno non gocciolo.»
«Forse mi piaceva di più prima.»
All'espressione maliziosa del ragazzo, Samanta rispose con una faccia poco allegra e canzonatoria.
«Sei il solito cretino.»
«Forse. Gli altri parlavano di andare a cena tutti insieme.»
«Scherzi? Guarda come sono ridotta!»
«Potrei accompagnarti a casa, ti cambi e andiamo con gli altri.»
Samanta storse il naso, ben poco convinta.
«Non mi sembra un'idea fantastica. Tra arrivare a casa, pulirmi e raggiungere gli altri ci vorrà un'ora.»
«Ti ho preceduta e gliel'ho detto. Visto che questa serata è per il tuo successo all'esame, sono tutti d'accordo ad aspettarti. E per farsi perdonare Marco si è offerto di pagarti la cena. Non puoi rifiutare.»
Alberto sorrise. A Samanta, messa all'angolo, non restò altra scelta che acconsentire e, mentre gli altri s'attardavano al bar, Alberto l'accompagnò a casa. Parcheggiarono poco distante e fecero due passi a piedi, chiacchierando tranquillamente da buoni amici. Davanti al portone di casa, mentre lei cercava le chiavi, Alberto le si avvicinò e l'abbracciò da dietro, sussurrandole all'orecchio.
«Alla fine... dove hai messo il tappo?»
La ragazza girò leggermente il capo verso di lui e sorrise, maliziosa.
«Ho fatto come avevi detto tu. L'ho fatto sparire.»
«L'hai buttato via?»
«Non ho detto questo.»
«Dov'è?»
«Eccole!»
Sam tirò fuori le chiavi dalla borsa ed aprì il portone, liberandosi dall'abbraccio. Poco dopo erano in ascensore, uno di fianco all'altra. Alberto avrebbe voluto spingerla contro la parete di acciaio e baciarla, Samanta ne era certa. Si capiva dalla luce che brillava negli occhi del ragazzo. Fu felice di questo pensiero, che non fece altro che aumentare la propria voglia. Voleva essere presa e posseduta.
«Non mi hai risposto.»
La voce del ragazzo la richiamò dai suoi pensieri peccaminosi.
«Come?»
«Non hai risposto alla mia domanda di prima.»
«Domanda? Quale domanda? Deve essermi sfuggita.»
Samanta ricorse al sorriso più angelico che potesse sfoderare e Alberto la guardò tra il perplesso e l'irritato, senza capire fino in fondo se lei giocasse o facesse sul serio. Samanta sperava che, provocandolo, magari si sarebbe mosso verso di lei, ma restò delusa.
«Che fine ha fatto il tappo?»
«Indovina.»
«Ce l'hai...?»
Le porte dell'ascensore si aprirono proprio in quel momento e Sam sgattaiolò fuori senza rispondere, infilandosi veloce nel proprio piccolo appartamento. Solo quando Alberto si fu chiuso la porta alle spalle, Sam sorrise, maliziosa e provocante.
«Sì, ce l'ho ancora.»
Alberto la fissava con gli occhi pieni di stupore e lussuria.
«Davvero?»
Si avvicinò e cercò di passarle una mano tra le gambe, ma la gonna glielo impedì, consentendogli soltanto di accarezzarle la pancia.
«Davvero.»
«Voglio controllare.»
«E come pensi di fare?»
«Spogliati.»
Senza dire altro, Samanta obbedì. Si tolse ogni indumento, intimo incluso, gettandolo a terra, fino a rimanere completamente nuda davanti al ragazzo.
«E ora?»
«Allarga le gambe.»
Eseguì. Divaricò i piedi e mise le mani sui fianchi. Era completamente esposta al ragazzo. Il gioco la stava eccitando. Quando lui le passò un dito tra le labbra umide Samanta fu attraversata da un brivido di piacere talmente intenso che quasi le cedettero le ginocchia. Le scappò un lamento. Alberto sentì il sughero nel sesso della ragazza.
«È davvero dentro di te.»
Non aveva la forza di rispondere. Annuì silenziosamente. Era terribilmente eccitata.
«Voglio vederlo. Allarga di più.»
Obbedì ancora. La posizione era tutt'altro che comoda e aveva paura che i piedi le scivolassero. Il ragazzo si inginocchiò tra le sue gambe. Il sesso di Sam era lucido per gli umori che iniziavano a colarle lungo le cosce. Quando, delicatamente, Alberto allargò le labbra più intime della fanciulla con due dita, il sughero comparve alla vista.
«Wow...»
Le stava fissando l'intimo completamente estasiato.
«È la cosa più eccitante che potessi fare. Non pensavo l'avresti fatto davvero.»
«Sono felice che ti piaccia...»
Furono le uniche parole che riuscì a pronunciare.
«Riesci a tenerlo dentro?»
«Sì, penso di sì.»
«Fantastico. Allora vai a lavarti, gli altri ci aspettano.»
Alberto fece scorrere la lingua una sola volta tra quelle labbra ed infine lasciò che il sesso di Sam si richiudesse. La ragazza, desiderosa di godere, posò le mani sulla testa di lui, sperando così che lui capisse. Invece l'uomo sospirò, si alzò e la baciò con impeto e passione.
Le cosce della ragazza erano sempre più bagnate.

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