Erotici Racconti

Ultimo ballo

Scritto da , il 2017-04-20, genere sentimentali

«E così hai una moto.»
Seduto al banco del buio pub, Nero girò il capo. Sullo sgabello, libero fino a pochi istanti prima, sedeva una ragazza mai vista prima. Per prima cosa notò i capelli. Lunghi fin sotto le spalle e innaturalmente bianchi. All'altezza della tempia una treccia che girava attorno all'orecchio e scivolava davanti, facendo bella mostra di sé. Il viso aveva lineamenti delicati e fini, con un naso leggermente all'insù e due occhi dal taglio felino d'un grigio penetrante. Infine le labbra, tanto sottili da sembrar soltanto un tratto di matita.
«Sì.»
Tornò alla sua birra. Non aveva alcuna voglia di socializzare. Aveva già abbastanza guai per i fatti suoi, ci mancava solo una donna a complicargli la vita. Magari, se non le avesse lasciato spazio, avrebbe desistito.
«È quella lì fuori, vero?»
Posò il boccale sulla rovinata superficie di legno e si girò nuovamente verso di lei. Questa volta, però, decise di prendersi un attimo prima di risponderle. Lasciò scivolare lo sguardo sul suo corpo. Era magra, con la vita stretta, ma senza un seno prosperoso. Per come stava seduta sullo sgabello i pantaloni erano scesi, rivelando una porzione di sobrio intimo color scuro e un accenno di tatuaggio che spariva sotto la maglietta. Tutto sommato una figura di gradevole aspetto.
«Sì.»
«È bella.»
«Grazie.»
L'uomo alzò il boccale e ne beve un bel sorso sperando, in cuor suo, che la conversazione finisse lì. La ragazza, tuttavia, non accennò a spostarsi né a desistere dal parlare.
«Sai, mi sarebbe sempre piaciuto far un giro su una moto del genere. Ma non conosco nessuno che ce l'abbia.»
Nero sospirò e osservò per un momento la birra dentro al boccale, prima di posarlo sul banco e osservare la ragazza ancora un'altra volta. Quando i loro sguardi si incrociarono un leggero sorriso le increspò le labbra, donando una brillantezza del tutto particolare a quegli occhi tanto chiari.
«Allora è un problema.»
Nero aveva capito dove volesse arrivare la ragazza. E non ne aveva per nulla voglia. Non aveva davvero più voglia di mettersi in gioco. Erano passati gli anni di fuoco ormai.
«Già, un bel problema. In ogni caso... piacere, io sono Rebecca.»
E gli porse la mano. Trappola. Era in trappola. Ricambiare sarebbe stato come accettare a continuare la conversazione. E accettare il fatto che, presto o tardi, l'avrebbe dovuta portare a fare un giro. Ma non è che perché una ragazza ti sorride sia disposta a venir a letto con te. Certo Nero, ma qui è diverso. Osservò ancora una volta la ragazza, la vita stretta e quel sorriso che le scavava due fossette agli angoli della bocca. E quei profondi occhi grigi...
Rispose al gesto, trovandosi a stringere una mano dalla pelle morbida e delicata, ma con la stretta decisa e sicura.
«Nero.»
«Nero? È un nome strano.»
C'era un tono strano nella voce della ragazza, a metà tra l'incredulo e il sorpreso. Ormai era abituato a quella reazione quando si presentava.
«Mio padre. Era un appassionato di Nero Wolfe.»
L'espressione della ragazza si fece un poco cupa mentre cercava di richiamare qualcosa alla memoria.
«Ho letto qualcosa su di lui, ma un sacco di tempo fa. Era un investigatore vero?»
L'uomo annuì con un cenno del capo, vuotando il boccale con un ultimo sorso.
«È così, dagli anni trenta a seguire.»
«Vedi, ho studiato!»
Sorrise la ragazza, all'apparenza ben contenta di non essersi sbagliata.
«Lo riconosco, hai fatto i compiti a casa.»
Senza dir nulla, il barista scambiò il boccale vuoto con uno pieno.
«Questa la offro io allora!»
Nero si girò verso di lei, rivolgendole uno sguardo perplesso.
«Non sono solito farmi pagare da bere da una signorina.»
«Così magari ti senti in debito con me e mi porti a fare un giro.»
Il barista rise, divertito.
«Ti ha fregato, amico mio.»
«Invece di star lì a ridere, fanne una anche per lei.»
Pochi istanti e brindarono assieme. Nero guardò la ragazza. Il barista aveva ragione, la fanciulla era riuscita a portarsi in posizione di vantaggio. Caparbia, nulla da eccepire.
«Sarai sempre in giro immagino.»
Quegli occhi tanto particolari nel taglio e nel colore sembravano aver la capacità di superare ogni barriera e arrivargli dritto nell'anima. Fece spallucce, non aveva una vera e proprio risposta.
«Quanto basta.»
La ragazza avvicinò il boccale alla bocca e ne bevve un sorso. Nero ne osservò le labbra, così sottili e delicate, schiudersi leggermente. Non erano solo i suoi tratti ad essere fini, ma ogni sua movenza era misurata e mai esagerata o scomposta.
«Chissà che bello...»
«Lo è. Puoi farli anche tu.»
Gli occhi della ragazza quasi brillarono.
«Io? Come?»
«Prendi la patente e poi ne compri una.»
«Io?»
La ragazza si lasciò andare ad una scintillante risata cristallina. Il tempo di ricomporsi e tirò fuori dalla tasca dei jeans un pacchetto di sigarette tutto stropicciato.
«Ti prego, sono troppo imbranata per poter pensare di guidare una moto. Fumi?»
«Si può imparare. No, ma ti tengo compagnia.»
La ragazza si alzò dallo sgabello con un movimento fluido e armonioso che non rovinò affatto l'idea che Nero si era fatto di lei, anzi, la accentuava. Le tenne aperta la porta e la seguì all'aria fresca della sera. Anche nel camminare Rebecca si dimostrò fine e misurata, senza trasmettere la superbia o l'arroganza tipiche di ragazze che sanno di piacere, ma dando prova di una elegante sensualità a cui Nero si scoprì incapace di restare indifferente. Non si diede pensiero nel lasciar indugiare il proprio sguardo sul sorriso, sui seni e sui fianchi della fanciulla.
Rebecca appoggiò le spalle al muro e portò una sigaretta tra le labbra.
«Sei proprio sicuro?»
«No, grazie.»
Nero l'osservò sorseggiando la birra. Tra quelle dita sottili, con le unghie smaltate di color scuro, spuntò un accendino. Solo in quel momento si accorse che il dorso della mano sinistra era tatuato: un teschio a cui mancava la mandibola.
«Strano... un biker che non fuma...»
La ragazza soffiò il fumo verso l'alto, mostrando un collo dalla pelle candida e invitante. Nero alzò il boccale e sorseggiò la birra.
«Per fortuna non siamo tutti uguali.»
«Per fortuna...»
Fece eco lei, ma le sue parole si persero sotto il frastuono di un'auto che sfrecciò poco distante. Nero osservò gli occhi della ragazza seguire l'auto.
«Nemmeno tu dovresti. Dicono che fumare accorci la vita.»
Rebecca sorrise.
«Prima o poi dobbiamo morire tutti.»
«Vero. Ma questo ti lascia addosso un odore...»
La ragazza si staccò dal muro e si mise proprio di fronte a Nero, guardandolo negli occhi.
«Non ti piace?»
«No, decisamente no. E rovina il tuo profumo.»
Quegli occhi. Quegli occhi grigi. Nero si sentì a disagio davanti alla ragazza, ma non distolse lo sguardo. Provava, per quelle due lune così rotonde e taglienti, soggezione e attrazione allo stesso tempo.
«È un bel problema.»
«Lo è.»
«Allora vorresti dirmi che se io, ora, provassi a baciarti, ti sposteresti?»
Quanto avrebbe voluto dir di no...
«Temo proprio di sì.»
«E se fosse il tuo ultimo bacio?»
«Lo scoprirei troppo tardi.»
«Dovresti cogliere l'attimo e baciarmi.»
Calò un silenzio carico di tensione. Nero avrebbe voluto distogliere lo sguardo e ammirare quelle sottili labbra, così vicine e così invitanti. Invece si scoprì irrimediabilmente affascinato da quei occhi, incapace di agire.
«Non stasera.»
Fu tutto quello che riuscì a pronunciare. Rebecca sorrise e si appoggiò al muro. E mentre Nero smorzava quella tensione sorseggiando la birra, lei diede un ultimo tiro alla sigaretta, prima di gettarla a terra. Questa volta il silenzio era diverso. Non c'era più quella tensione quasi palpabile di pochi attimi prima. Questa volta era il silenzio che segue la tempesta, di qualcosa di intenso che ci sarebbe potuto essere... ma poi svanito. Non per questo meno significativo.
«È un peccato che le luci della città non ci permettano di vedere le stelle, non trovi? Tra l'altro ci sarà la luna piena tra poche notti.»
Nero alzò lo sguardo verso il cielo seguendo quello della ragazza. Aveva ragione, la città impediva la vista delle stelle. Era come se una cappa lattiginosa li separasse dalla vastità dello spazio infinito. Uscire dal centro urbano sarebbe stato troppo banale, troppo scontato.
«Ti piace la luna?»
Rebecca abbassò lo sguardo sul motociclista e gli sorrise, con fare tanto semplice e puro che Nero si sentì rapito. Semplicemente rapito.
«Ha il suo fascino, non trovi?»
«Ha catturato il pensiero degli uomini per secoli. È innegabile il fascino che esercita su tutti noi.»
«Hai proprio ragione, per secoli. Guarda.»
Stese il braccio destro, alzò la manica e mostrò un altro tatuaggio: tutte le fasi lunari lungo l'avambraccio. Nero allungò la mano, sfiorandole la pelle con un dito. Una leggera scossa gli attraversò i nervi. Si scambiarono uno sguardo, Rebecca sorrise. Nero accarezzò la luna piena. Un piccolo tondo nero nel mezzo di tutte le altre fasi lunari.
«Sempre apprezzato questo tatuaggio.»
«Hai ragione. Non è originale né esclusivo, ma è semplice e carico di significato. Anche a te piace la luna?»
Il boccale era ormai vuoto.
«Il mio primo tatuaggio è stato un mannaro che ulula alla luna.»
La ragazza infilò entrambe le mani nelle tasche dei jeans.
«Dovrai mostrarmelo allora, sono curiosa.»
«Se capita l'occasione volentieri.»
«A volte le occasioni vanno create, non trovi?»
«Come non essere d'accordo con te?»
«Allora lascia che ti renda pan per focaccia...»
La ragazza si staccò dal muro e si mise di spalle. Afferrò l'orlo della maglietta e lo sollevò un poco. Era chiara la presenza di un disegno, tutt'altro che semplice. Mille linee sparivano sotto il sottile cotone che copriva la schiena. Di colpo tutto tornò alla normalità.
«Mi occupa tutta la schiena.»
Ecco un altro di quei sorrisi. Questa volta Nero non riuscì a rimanere impassibile e sorrise a sua volta.
«Tutta la schiena?»
«Eh già.»
Si guardò attorno. Era finito nella tela della ragazza come uno stolto. Gli aveva girato intorno, piano piano, passo dopo passo e infine...
Nero vuotò il boccale. Aveva perso, inutile negarlo. E lei era lì, a guardarlo, sempre sorridente, ma questa volta era la soddisfazione di saper d'aver vinto a illuminarle il viso.
«Facciamo così. Ti porterò a fare un giro in moto e tu mi mostrerai la schiena scoperta.»
La ragazza annuì. La vittoria era sua.
«Ci sto.»

Pochi giorni dopo, sotto un caldo sole primaverile, Nero girò la chiave e tolse corrente, proprio davanti al bar concordato. Il motore si concesse ancora un paio di borbottii prima di arrendersi e tacere. Senza fretta si tolse casco e guanti e si guardò attorno, cercando la ragazza. Non mancava la gente a passeggio e lo scorrere del traffico alle spalle. Accanto alla porta del locale un gruppetto di giovani sorseggiavano birre chiacchierando. Nel momento in cui Nero mostrò l'intenzione di avvicinarsi al bar, sul gruppetto scese il silenzio e lo squadrarono da cima a fondo. Non si sentì minimamente infastidito da quell'atteggiamento, anzi, lo trovò divertente.
Nel momento in cui posò la mano sulla porta, Rebecca spuntò da dietro un palazzo. Indossava un paio di jeans scuri e una felpa alquanto anonima. Gli occhiali da sole coprivano quel suo sguardo tanto particolare.
«Eccoti.»
I jeans erano a vita bassa e lasciavano affiorare piccole porzioni di pelle scoperta ad ogni passo e le maniche arrotolate della felpa mettevano in mostra nuovi tatuaggi.
«Ciao!»
Si guardarono, consapevoli di non essere indifferenti l'uno all'altra.
«Felpa?»
«Beh sì, ho pensato che in moto potesse far freschino...»
«Caffè?»
«Volentieri.»
Sotto lo sguardo del gruppetto, quasi fossero stati due alieni, erano entrati nel bar e avevano consumato due caffè. In silenzio. Ma tra loro due l'aria era tanto elettrica da poter far scintille.
«Lascia la felpa qui. La prenderai al ritorno.»
Rebecca lo guardò maliziosa e furba.
«Lo so cosa stai cercando di fare.»
«Davvero? E cosa?»
«Stai cercando di aver per primo la tua parte dell'accordo.»
Inevitabile mettersi a ridere a quelle parole.
«E di grazia, come mai sarebbe possibile tutto questo?»
Rebecca divenne tutta seria e compunta, incrociando persino le braccia.
«Speri che, togliendomi la felpa, salga anche la maglietta.»
«Hai fantasia ragazza. Lo riconosco. Ma perché mai dovrei accontentarmi di una sbirciatina veloce quando il patto prevede di potermi gustare con calma lo spettacolo? Mi dispiace, ma la tua teoria non regge.»
Nero tirò fuori dalla tasca la chiave e si avvicinò alla porta.
«Scaldo il motore. Quando sei pronta partiamo.»
Il sole era davvero caldo quel giorno e, anche se ancora primavera, nemmeno l'aria era fresca. Sembrava davvero una giornata estiva. Pochi istanti dopo il grosso bicilindrico si avviava con un brontolio sordo e pieno, a tratti zoppicante.
Rebecca emerse dall'ombra del bar con quel suo incedere tanto elegante e sensuale. La felpa aveva lasciato il posto ad una t-shirt bianca che lasciava una spalla scoperta. Nero indugiò sulle forme della ragazza. No, non aveva un gran seno, ma le cosce erano ben tornite e sembravano un invito per quella vita stretta e snella. Una figura slanciata che saliva fino alla curva del collo, così dolce e morbida, e poi ai tratti del viso, con lo sguardo celato dagli occhiali da sole, per concludersi in quei lunghi capelli bianco-argentei.
Nero le porse il casco e salì, in attesa. Attraverso lo specchietto vide la mano tatuata chiudere il cinturino. Ancora un istante e si posò sulla sua spalla. Quando Rebecca salì la moto parve non scomporsi nemmeno, quasi non avesse avuto peso. Fu davvero piacevole sentire le mani della ragazza sui fianchi.
«Ci sei?»
«Quando vuoi!»
Nero tirò la leva della frizione, innestò la prima e, dando un poco di gas, partirono.
Guidò, per il puro e semplice piacere di farlo. Non c'era alcuna fretta, alcuna ansia che lo spingesse. C'era il solo puro piacere della guida e dell’aver una buona compagnia nel farlo. Per quanto assurdo e impossibile, aveva l'impressione di poter sentire il profumo di Rebecca. Uscì in fretta dal centro abitato, spingendosi in mezzo alle campagne, lungo strade secondarie poco conosciute. Qui il traffico era decisamente scarso, quasi nullo, permettendogli di osare un po' di più sull'acceleratore. Il motore reagì con un cupo ringhiare e spinse in avanti con tutta la propria forza mentre le asperità del terreno venivano annullate dalle sospensioni, rendendo il viaggio puro e semplice piacere.
Il panorama che scorreva via veloce davanti agli occhi, l'asfalto che veniva mangiato dalle ruote della moto, l'aria sulla faccia... la libertà. O quanto di più vicino ad essa si potesse desiderare a questo mondo.
Un paio di curve affrontate con disinvoltura e poi un lungo rettilineo. Il buon senso diceva di procedere con attenzione viste le strade laterali. Ma Nero diede voce al due cilindri e lo lasciò sfogare. La potenza del motore proiettò in avanti i due ragazzi comunicando la sua voglia di correre attraverso infinite vibrazioni. Rebecca si strinse a lui, intimorita. Sotto al casco Nero sorrise. Qualcuno avrebbe potuto pensare che l'avesse fatto apposta. La realtà, tuttavia, è che, in quel momento, non gli importava minimamente di essere da solo o in compagnia. Quello che importava era la sensazione di libertà e felicità che provava.
Il centro abitato si avvicinava. Chiuse il gas. Sentì la ragazza distendersi. Attraversarono il paese a passo d'uomo. Non c'era alcun bisogno di correre, non doveva dimostrare niente a nessuno. Uscì dal centro abitato e s'infilò per la strada che tanto bene conosceva e che gli avrebbe permesso di godersi la giornata. Affrontò una serie di tornanti stretti guidando fluido e morbido, senza forzature. La strada si aprì in una lunga curva a sinistra in salita, aperta e con ampia visuale. Osò. Ruotò la manopola del gas un poco di più e la risposta del motore non accennò a tardare. La ruota posteriore slittò, provocando uno sbandamento della moto. Rebecca si lasciò scappare un piccolo urlo da sotto al casco e si strinse a Nero. Sì, questa volta l’aveva fatto proprio apposta.
Pochi chilometri e svoltò a destra, in una strada bianca. Infine accostò e tolse corrente al motore che borbottò e fu silenzio.
Colline. Dolci, verdi colline con panorami privi della presenza umana. Alle loro spalle il bosco si arrampicava su, lungo il fianco della collina. Davanti a loro i sinuosi declivi delle colline, spezzati qua e là da grigi calanchi. Una staccionata di legno separava la strada dall'aperta campagna.
«È molto bello qui.»
Disse Rebecca dopo esser scesa e tolta il casco.
«C'è pace. Silenzio e pace.»
Nero l'aveva raggiunta dalla staccionata e provò un semplice piacere nell'osservare la ragazza perdersi nel panorama. Dal canto suo, mentre si avvicinava, non si era risparmiato dal posare lo sguardo su quel fondoschiena
«È proprio a posti come questo che pensavo l'altra sera quando ti ho incontrato.»
«Certe volte, nelle giornate terse, si riesce persino a vedere il mare.»
«È davvero meraviglioso, grazie.»
«Non ho fatto nulla di speciale.»
«Questo è il bello di voi biker. Conoscete tutti questi posti nascosti e meravigliosi che noi altri comuni mortali nemmeno sappiamo che esistano.»
La ragazza parlava rivolta all'orizzonte e Nero si gustava il suo profilo.
«Non c'è nulla di segreto in tutto questo. Quello che conta è la voglia di non fermarsi.»
«Fai sempre tutto così facile?»
Mentre parlava la ragazza si era girata di colpo e si erano venuti a trovare così maledettamente vicini. Nero si rese conto di desiderarla. Sì, desiderava davvero quella ragazza, la sua sensualità, la sua eleganza, la sua semplicità. Poterla toccare e accarezzare, esplorare il suo corpo e donarle piacere. Si riscosse da quel sogno a occhi aperti.
«Abbiamo un patto da rispettare.»
Nero non riuscì a decifrare l'espressione che comparve sul volto di Rebecca.
«Già, la schiena.»
«La tua schiena.»
La ragazza accennò un sorriso e gli posò una mano sul petto, maliziosa.
«Allora non facciamo attendere oltre il nostro biker.»
Aveva usato un tono impertinente e Nero si scoprì divertito, non certo offeso. Quella ragazza riusciva sempre a giocare sul filo del rasoio, provocando senza sbilanciarsi, a essere ribelle senza scadere negli stereotipi, irriverente senza essere volgare. Con una leggera spinta si allontanò da lui, puntando alla moto. Le osservò le gambe, il sedere, la curva dei fianchi.
Poi, con quel gesto quasi magico che solo le donne conoscono e sanno fare, Rebecca aveva sfilato il reggiseno da sotto la maglietta e l'aveva appeso con un gesto volutamente plateale, al manubrio.
Solo a quel punto la fanciulla era tornata da Nero con passo leggero e misurato. Si era portata di fronte a lui e, abbassando un attimo lo sguardo, si era tolta gli occhiali da sole. Guardandosi dritti negli occhi gli aveva posato entrambe le mani sul petto e s'era messa in punta di piedi, per essere alta tanto quanto lui. Nero era rimasto immobile, come ipnotizzato, curioso di vedere cosa avrebbe fatto la fanciulla. Quando parlò le loro labbra erano così vicine da sfiorarsi.
«Allora biker, sei pronto ad affrontare ciò che verrà?»
«Non mi sono mai fermato, non inizierò di certo ora.»
La ragazza non disse altro. Girando sulla punta di un piede con una leggerezza degna d'una fata, diede le spalle a Nero. Maliziosa inarcò la schiena e spinse indietro il bacino appoggiandosi a lui. Il biker si trovò in una situazione a dir poco imbarazzante, ma non per questo sgradita.
«Che lo spettacolo abbia inizio.»
Afferrò con entrambe le mani il bordo della maglietta e l'alzò d'un colpo. Nero trattenne il fiato tanta fu la meraviglia nell'ammirare la schiena della ragazza. In tutta la zona della scapola destra imperava un possente ed incredibilmente dettagliato disco lunare. Era realizzato con una tale maestria che i crateri sembravano possedere davvero una loro profondità. E fu con altrettanta sorpresa che Nero si accorse che, senza alcuna forzatura, ogni singolo tratto all'interno del disco si fondeva in un altro disegno: un teschio, tanto realistico da sembrar vero.
Sotto la luna, quella grande e possente luna, un branco di lupi rispondeva al richiamo dell'alfa, posto in cima ad uno sperone roccioso sul fianco sinistro. Il capobranco, dall'aspetto fiero e maestoso, aveva il muso rivolto verso l'alto, nell'atto dell'ululato. Sembrava vivo, tanto da poter staccarsi dalla pelle della ragazza da un momento all'altro e correre via libero e orgoglioso. E nessuno avrebbe potuto fermarlo.
Nero ne aveva visti di tatuaggi nella sua vita, ma nessuno raggiungeva la maestria dimostrata da chi aveva valorizzato la schiena di questa ragazza. Non aveva precedenti. Nero era davvero senza parole.
«Ti piace?»
«Notevole. Davvero notevole. Non mi aspettavo certo un capolavoro simile.»
«Grazie. Puoi toccarlo se vuoi.»
Come resister ad un simile invito? Ogni singolo dettaglio di quell'impressionante opera sembrava voler uscire dalla mera bidimensionalità in cui era relegata, acquisendo forme e consistenza. Ottenendo la vita.
Nero allungò la mano e sfiorò il pelo del capobranco. Era incredibile il livello del dettaglio che era stato raggiunto in quel disegno. Non appena le dita di Nero avevano sfiorato la pelle decorata, la ragazza aveva rabbrividito. Aveva accarezzato il lupo, proprio come avrebbe fatto se fosse stato vivo. E, se non fosse che era impossibile, Nero era pronto a giurare che la bestia si fosse mossa a quel tocco.
«Davvero incredibile, sembra vivo.»
Quel piccolo lembo di pelle che li teneva uniti salì verso l'alto, a ricalcare i contorni della luna e del teschio. Fu allora che Rebecca fece passare la maglietta leggera sopra la testa, liberandosi completamente dell'indumento.
Per lui fu come un segnale. Portò entrambe le mani sul corpo della ragazza, seguendo i tratti del disegno. La morbidezza di quella pelle e il calore di quel corpo esercitarono su Nero un tale potere, un tale fascino che, ben presto, il movimento delle mani divenne un lento e delicato massaggio. Rebecca non reagì, lasciò che le mani di quell'uomo esplorassero il suo corpo. Non si sottrasse a quel tocco nemmeno quando le mani scivolarono sul suo petto, le afferrarono i seni, stringendoli come a saggiarne la consistenza.
Sospirò.
Appoggiata contro Nero sentì il desiderio che provocava nell'uomo. Mentre una mano manteneva il possesso di un seno e del capezzolo, l'altra scese tra le sue cosce, scivolando dentro i jeans, sotto quell'intimo leggero. Appoggiati a quella staccionata fecero l'amore.

Lentamente Nero si ricompose. Rebecca tirò su i jeans. E si voltò.
In quel preciso momento Nero si fermò.
Di fronte a sé non aveva più la candida ragazza dai capelli bianchi e gli occhi color della luna, ma l'esangue volto scheletrico della Morte. Le orbite erano buie e vuote, ma infinitamente profonde.
Nero non provò paura, non ebbe timore alcuno. Si rese conto, in quel preciso momento, che l'aveva sempre desiderata.

Pochi giorni dopo, in seguito alla segnalazione di un passante, la polizia si recò in mezzo alle colline. Assieme al soccorso stradale prelevarono una motocicletta che pareva abbandonata e il cui proprietario sembrava scomparso nel nulla.


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