Erotici Racconti

Il plug

Scritto da , il 2017-04-20, genere incesti

No, proprio ora!? Maledizione! Ero su di giri, accaldata e zuppa col mio bel plug anale tutto dentro quando papà mi chiamò dalla sua camera. Vi era rintanato da due giorni, vittima di una leggera influenza stagionale e chissà adesso di cosa aveva bisogno. Che palle! Alla sua età, con due decimi di febbre sembrava stesse morendo! Io coi miei ventuno anni non mi abbattevo manco con 39! Sbuffai, che seccatura! Mamma era a lavoro, dovevo io badare a lui. Non potetti allora che interrompere il mio trastullo, coprirmi alla meglio, abbottonandomi la camicia, e raggiungerlo di corsa.

"Anna ci dovrebbero essere delle copertine lì nell'armadio, prendimene una per favore", tremolò intirizzito appena aprii la porta. Scalza, mossi qualche passo, raggiunsi l'armadio poco distante dal letto e lo aprii mettendomi alla ricerca di qualcosa di pesante. "Non ci sono?", precipitò lui. "Dammi il tempo", risposi infastidita. Rovistai nella pila di lenzuola e leggere copertine. “Ehm dovresti vedere più in basso, mi sa che sono sotto, alla fine…”, si rischiarò la voce, disarmonica e palesemente raffreddata, ed io assecondandolo mi chinai spostando teli di lino e flanella. Cercavo, frugavo, toccavo, ero tutta presa dalla mia ricerca quando alle orecchie mi giunse un turbato borbogliamento misto di stupore ed apprezzamento. Drizzai il capo shockata. Cazzo! Cazzo! Cazzo! Mi ricordai solo allora di non aver indossato le mutandine.

Che stupida! Ero lì, riversa nell’armadio e mi stavo esibendo a papà con la figa vischiosa ed il culo tappato da un cuneo dal luccicante cristallo verde! L'avevo proprio fatta grossa. Ed ora? Con la mente che turbinava di pensieri, tremai sorpresa dalle sue mani calde sulle mie chiappe nude. Quasi contemporaneamente avvertii la sua lingua spiaccicarsi sulla figa. Gelai, restai immobile come di marmo, sconcertata da quella inaspettata situazione, incapace di reagire. Mi leccò sotto e lo stupore lasciò il posto ad un infervoramento impudico. "Ohhh papà", riuscii a squittire sconvolta. Lui continuò a leccarmela. "Pà che porco...", biascicai lussuriosa. "Sei un porco...", proferii ancora lasciva e mi portai due dita presso il clitoride. Mio padre si impegnò in una lunga leccata, lancinante, continuata, e la mia gioia scivolò sospirata lungo la sua lingua precipitandogli in gola come fosse uno sciroppo. Continuò ancora fino a quando volle prendersi la figa.

Poggiò le sue mani lungo i miei fianchi e mi penetrò. Me lo infilò dentro, duro, impertinente, scandaloso. Mi riempì, stantuffò incontrollato mentre io trovavo un morbido appoggio tra le coperte dell'armadio. Venni, non so dire quante volte, ma fui una spugna di liquidi ed il culo mi si sturò da solo, il plug venne fuori da sé, sospinto da un intenso orgasmo. Lo sentii cadere sul pavimento. Papà si fermò sfilandosi, lo riprese e, sbrigativo, mi tappò di nuovo il culo per poi riprendersi la figa. Mitico! Continuò con botte dure ed io, dinanzi a tanta scaltrezza, impazzii in un nuovo violento orgasmo. "Ohhhhhhhaaammmmmmm... siiiiiiiii", starnazzai con le gambe in preda alle convulsioni. Finii col capo schiacciato tra le coperte e lui costretto a tenermi per i fianchi altrimenti cascavo. Che goduria! Mi accarezzò la schiena poi, stasandomi all'unisono culo e figa, mi annunciò che voleva venire. La sua scelta fu saggia: si prese il mio culo.

Si incuneò facilmente tra le mie chiappe. Mi ciulò furente, saccheggiò il corridoio mentre mi colavano umori da tutti i buchi. Il plug va bene, ma un cazzo in culo è tutta un'altra storia! Doveva venire lui ed invece continuai a venire io con spasimi gridati e bavosi. Alla fine papà terminò sbatacchiandomi in una baraonda di bruciante delirio, digrignando con una voce stralunata e cacofonica. Io ansimai, ero tramortita, oberata dal vizio. Riuscii a voltarmi ed a guardarlo mentre, in uno stato emotivo visibilmente alterato, usciva da me rimettendoselo nel pigiama. Mi voltò le spalle e si indirizzò a letto senza dire una parola lasciandomi in quel tramaglio di benessere appagante, avanzando col passo lento di chi si è svuotato completamente. Me ne compiacqui e fu allora che un bagliore mi trafisse gli occhi. Li spalancai curiosa. Era il cristallo verde che, tra le mani di mio padre dimentico, riluceva riflettendo la luce del sole. “Hey pà! “, proferii focalizzando il mio giocattolo. Non mi prestò attenzione ed io continuai: "Dove vai pà? Rimetti tutto apposto!". Lui, ormai seduto a letto, si voltò stranito, evidentemente senza capire a cosa mi riferissi. Non parlai, agitai le chiappe e così gli fu chiaro che doveva restituirmi il plug. Si guardò tra le mani poi mi sorrise e propose: “Perché non vieni a prendertelo?”. Voltò le spalle e si infilò sotto le coperte.

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