Erotici Racconti

La punizione

Scritto da , il 2017-01-09, genere dominazione

"Buongiorno ti aspetto alle 22"

il cuore come ogni volta a un suo messaggio incominciò a battere più veloce, ritirò il cellulare nella borsetta tirando un lungo respiro e lasciandosi andare contro il muro, scoppiando in un pianto incontrollabile, sapeva che sarebbe stata punita e umiliata da quell' uomo che adorava, non le pesava l' essere punita, le pesava come un macigno sull' anima il fatto di aver deluso il suo Padrone, le parole di rimprovero scandite con rabbia pesavano nel suo cuore e le lasciarono per giorni interi, fatti di assenze e silenzio, un profondo vuoto.

Non aveva ancora conosciuta l' ira del suo Padrone, temeva il suo sguardo e le bastò il tono della sua voce e la freddezza delle sue parole per cadere nello sconforto e nella paura di perdere il suo ruolo di schiava...quel silenzio insinuó nella sua mente un solo e feroce dubbio "mi vorrà ancora come sua schiava!?"

Passarono i giorni da quella maledetta notte e di lui nessuna notizia, al lavoro le solite facce, qualche battuta per nascondere il reale stato d'animo e poi dritta a casa, ore e notti interi a leggere per allontanare il pensiero fisso e quello stato perenne di abbandono che sfogava masturbarsi come le aveva insegnato lui, come ordinava lui durante le loro sessioni, sdraiata per terra le gambe aperte sul muro, le sue dita ruotavano lentamente tra le labbra inondate di umori, il respiro lento e incalzato dal pensiero di aver le sue dita sul suo corpo, 
una tortura lenta per il cervello e un agonia per il corpo, così facendo portava il suo piacere allo stremo delle forze, colando senza ritegno e aumentando l' intensità fino a scoparsi ferocemente per interrompere all' arrivo dell' orgasmo, proibendosi di godere. 

Solo in quell'atto così sofferto si sentiva sua...ancora la sua schiava.

Le ore al lavoro passarono lente e noiose quel giorno, temeva e desiderava essere punita per poter tornare a essere sua, e questo pensiero la portò a eccitarsi e immaginarsi seviziata e costretta da quell'uomo che sapeva smuovere ogni molecola del suo corpo, si immaginó legata e masturbata per ore dalle dita del suo Padrone, scopata, umiliata, violentata, stuprata e percossa, questo pensiero l'accompagnó per tutto il giorno portandola a un livello di eccitazione tale da non veder l' ora di varcare la porta di quell'appartamento.
Le dita ghiacciate un po' dal freddo un po' per la tensione nervosa picchiarono forte e veloce sulla porta d' ingresso, aprì lentamente, le luci soffuse e l'aria fredda la investì togliendole la sicurezza di essere perdonata, si sentì tremendamente a disagio e la paura di perdere il suo Padrone trovò conferma nel vedere inginocchiata ai suoi piedi una ragazza... Lui era lì davanti a lei ma non la degnó nemmeno di uno sguardo, immobile appoggiato alla scrivania con le braccia aperte lungo i fianchi e i palmi aperti sulla superficie, si diede uno slancio e si alzò in piedi "buonasera ben arrivata" lei indietreggió intimorita dalla sua voce fredda e inquietante, provando timore e un senso di disagio profondo mormoró un flebile "Buonasera Padrone e grazie" chiedendosi e non spiegandosi la presenza di quella ragazza completamente nuda accucciata ai piedi del suo Padrone. La ragazza che le dava le spalle scostó appena il viso per poter scorgere colei alla quale quell' uomo stava parlando, due occhi scuri incrociarono gli occhi color ghiaccio di lei, la voce del Padrone interruppe questo contatto " lei è la mia sottomessa, non ti preoccupare di lei, piuttosto preoccupati di capire a fondo il senso di questa punizione".
A quelle parole le sue gambe cominciarono a tremare, il tono severo e autoritario le fermò il respiro in gola, lo sguardo di lui scrutava attentamente ogni sua reazione e lei si sentì così indifesa davanti al dominio mentale di quell' uomo che adorava ma in quel preciso istante non riconosceva, "si Padrone" riuscì a sussurrare trattenendo a stento le lacrime "bene, ora spogliati e avvicinati" lo disse con un tono caldo e lei si sentì tremendamente eccitata da quelle parole che ubbidì senza badare alla mano di lui appoggiata alla spalla di quella ragazza inerme e silenziosa ancora inginocchiata ai piedi del suo Padrone. 

Si tolse tutti i vestiti e si avvicinò, il cuore era sul punto si cedere, passo dopo passo si fermò davanti a lui, il profumo della sua pelle le entrò fino a sotto alla pelle, si perse nel suo sguardo inespressivo e freddo ma percepito da lei come una carezza bollente. Senza dire una parola lui prese un elastico lo arrotoló su se stesso poi lo fermò tra le labbra, guardarlo fare quel gesto lei si sentì morire di voglia di essere sfiorata da quelle labbra e chiuse gli occhi un istante per perdersi in quell' immagine ma un dolore improvviso la fece trasalire di colpo aprí gli occhi sentendo le sue dita premere e tirare con forza i suoi capezzoli...d' istinto si buttò in avanti emettendo un grido, la voce fredda di lui la riportò alla realtà "stai zitta e ferma questa è una punizione" si ricompone lo sguardo basso e fisso cercò di trattenersi mentre lui fermava sui capezzoli gli elastici, non provava nulla, il cervello le si svuotó...

"Bene, ora inginocchiati" lei ubbidí, sempre più consapevole del peso della punizione. 
"Ti prego non lo fare" si ripeteva queste parole mentre lui con un gesto fece alzare la ragazza, giovane, bella, le gambe fasciate da autoreggenti velate, scarpe con i tacchi, seni sodi, capelli raccolti sulla nuca e un viso da furbetta. "Ora Emma voglio che esegui ogni mio comando" lei rispose con la voce carica di adrenalina "si Signore" , in ginocchio lei si sentì morire dentro, abbassò lo sguardo non voleva guardare non poteva guardare, "Bimba?" il suo nome detto dal suo Padrone suonò come musica alzò lo sguardo pensando "non me lo chiedere" ma lui continuò "Bimba ti è chiaro che questa è una punizione?!" "Si Padrone" cercò di non lasciar trapelare alcuna emozione dal tono della sua voce, lui ascoltò senza ribadire si girò verso la ragazza e disse " bene" e diede inizio alla sessione. Fece appoggiare la ragazza alla scrivania e senza dire parola le prese tra le dita i capezzoli facendoli inturgidire al solo tocco, il respiro di lei le entrò dentro ferendone la carne, la voce del suo Padrone arrivò minacciosa "Bimba guardarla" lei si sentì umiliata da quella richiesta ma sapeva che non le era permesso disobbedire tantomemo durante una punizione...ubbidí mentre le dita di lui si muovevano lente e inesorabili sul seno di quella ragazza che senza nessun pudore si muoveva sinuosa rapita dal piacere "Emma, dimmi, cosa provi?" lei cercò in ogni modo di non sentir la risposta cercando di concentrarsi su altro, la ma voce della ragazza arrivò come una frustata "provo un piacere travolgente Signore" lui si girò verso di lei e le chiese "come va Bimba?" senza pensare a nulla rispose solo un "bene padrone", sapendo di mentire, ma non se ne preoccupò. Le dita di lui continuarono a muoversi sul seno della ragazza per minuti interi, la gambe socchiude lasciavano intravedere le labbra della sua fica bagnate di umori, lei si sentì così umiliata dal suo Padrone da non aver più la forza di resistere e vedere. La voce di lui le chiese ancora una volta come stesse lei rispose senza pensare "è una punizione vedere il mio padrone far godere un' altra schiava" lui la guardó e per un istante lei vide nel suo sguardo una luce diversa e si chiese se anche per lui la punizione non fosse così facile?! Tornò con lo sguardo sulla ragazza e le disse "ricordati che devi chiedere il permesso per godere" lei annuì ormai in balia del piacere che provava nell'essere toccata da un Padrone, da un uomo. ll suo corpo era in balia delle mani di un vero uomo che sapeva come muoverle per portare il piacere all'orgasmo, la voce della ragazza si fece strada tra i gemiti e gli ansimi "Signore la prego mi faccia godere"... lei abbassò lo sguardo quelle parole le dilaniarono l'anima non ebbe la forza di guardare, cercò in tutti i modi di non sentire la voce di lui mentre le dava il suo permesso, non riuscì ad alzare lo sguardo per vedere le dita del suo Padrone portarla lentamente all' orgasmo... cercò di portare la sua mente lontano oltre i lamenti e il respiro, si sentii umiliata e ferita da quell' uomo che la stava punendo in un modo così infimo, sapeva di meritare la punizione, sapeva di averlo profondamente deluso, sapeva che la punizione le sarebbe servita per imparare a essere la schiava che lui desiderava, ma le lacrime rigavano il suo viso lente e silenziose e lei non riuscì a trattenerle, voleva solo essere perdonata, ma la voce di lui annunciò con serietà e sarcasmo "bene Emma sei al tuo primo orgasmo, Bimba dimmi sei bagnata o eccitata?" come poteva farle quella domanda?!... Rimase sbalordita da quella domanda e rispose nel più breve tempo possibile " nulla di tutto questo".

 I suoi occhi non riuscirono più a trattenere le lacrime, lacrime di rabbia, lacrime per aver deluso lui...lui che aveva creduto in lei e lei si era comportata come una stupida...la punizione non sarebbe finita così e purtroppo lei lo sapeva, la ragazza godette sotto le sue direttive, trattenendo il più possibile l' enfasi, come le era stato ordinato, "Bene Emma ora voglio che infili medio e anulare nella fica e li muovi ruotando sul punto g, senza avere fretta, lentamente, tutto chiaro?" rispose ancora con i brividi sulla pelle "si Signore" si sedette sulla scrivania per poi sdraiarcisi sopra, portò le gambe sul petto e fece scivolare le dita tra le labbra bagnate dall'orgasmo che aveva appena provato, lui serio stava di fronte a lei poi si girò verso la sua schiava le fece la solita domanda "Bimba come va" lei non aveva più voglia di rispondere si limitò a dire mentendo anche a se stessa "tutto bene padrone" era riuscita a trattenere il pianto ma a quella risposta crollò di nuovo, "Aumenta il movimento" "si Signore" la ragazza muoveva le dita premendo all'interno della sua fica producendo rumori osceni e colando sulla scrivania, muovendo il bacino a ritmo delle dita, lui di fronte a lei pronta a farsi sottomettere la mente a ogni ordine, "Aumenta ancora Emma" il tono di voce del suo Padrone le entrò dentro fino alle viscere non poteva più sopportare, non resisteva, più le parole di lui le arrivavano come un treno in corsa e la travolsero "Vuoi godere Emma?" la risposta della ragazza fu un "siiii" straziato dal piacere che provava nel masturbarsi di fronte a quell' uomo così autoritario da farla eccitare solo con la sua voce, ancora la sua voce arrivò e di nuovo un schiaffo alla sua anima "bene, ora ti faccio squirtare, ma per godere devi chiedere il permesso, chiaro Emma?" lei non rispose e lui ripeté la domanda, entrambe le schiave rimasero sconvolte da quelle parole, rispose con un filo di voce eccitata all'idea di essere portata all'orgasmo da lui, lei si fece più piccola come a voler sparire, diventare trasparente ma lo sguardo di lui si posò inespressivo sulla sua schiava e ancora una volta la stessa domanda "Bimba come va?" un solo e unico pensiero nella sua mente martoriata "lasciami andare via" rispose senza alzare lo sguardo, "sto male e tu lo sai perfettamente"... senza darle risposta posò il suo sguardo sulla ragazza e la sua voce arrivò fredda e rude "bene Emma, ora voglio che resisti il più possibile portando l'orgasmo allo stremo solo allora mi chiederai il permesso di godere"  rispose con più autocontrollo pronta a farsi portare ovunque da quella voce, lui le chiese di fermarsi e posò le dita sul clitoride della ragazza e incominciò a muoverle avanti e indietro in modo frenetico... lei gridò inarcandosi come posseduta aprendo le gambe oscenamente, il suo respiro si fece sempre più profondo e forte, lei subiva tutta l' umiliazione stando ferma con gli occhi chiusi le bastavano le grida della ragazza per immaginare ciò che i suoi occhi non volevano vedere, "Signore la prego?!" la voce della ragazza era un lamento straziato dal piacere, lui con voce divertita e sicuro di sé chiese "Signore la prego cosa Emma!?" aumentando il ritmo, la ragazza non aveva più voce per poter parlare il piacere le stava togliendo ogni contatto con la realtà, prese fiato per poter riformulare la domanda, la domanda che lui voleva sentire, ma le dita di lui scivolarono dentro di lei facendola gridare e quasi venire, "dimmi Emma?" lei non aveva la forza per rispondere tra ansimi gemiti e grida fece appello a tutta la sua lucidità per formulare la domanda che uscì dalle sue labbra sbiascicata e interrotta più volte dal piacere, lui non rispose e aumentò il ritmo finché un getto caldo e abbondante accompagnato dalle grida di lei esplode come un vulcano lasciandola come sospesa sopra quella scrivania dalla quale colavano i suoi  umori... "bene Emma, abbiamo finito, sei stata brava, vai a darti una schiacquata e vai pure" lei a malapena si reggeva in piedi il respiro ancora rotto dal piacere disse solo "si Signore, grazie" e sparì in bagno. "Lasciami andare" le parole della sua schiava arrivarono senza dare il tempo a lui di infierire ancora su di lei, "alzati" lei ubbidí le gambe le tremavano non ebbe la forza di guardare il suo Padrone in viso, senza parlarle le tolse gli elastici dai capezzoli, la sua voce era calda e tranquilla "Come stai?" lei scoppiò a piangere, distrutta da quella punizione che sapeva essere giusta ma le faceva un male terribile, le parole rotte dal pianto che non riusciva a trattenere "sto male è stato orrendo" "lo so, ma è l'unico modo che avevo per punirti e per farti capire che hai sbagliato, ora rivestiti e vai" lei ubbidí più tardi quella stessa notte arrivò un messaggio dal suo Padrone "sei perdonata" ...e la sua anima finalmente smise di trattenere il respiro.   

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