Erotici Racconti

L'amico di mia figlia, parte I

Scritto da , il 2017-01-03, genere dominazione

Nel pomeriggio dovevo andare a prendere Lara, mia figlia che studia negli stati uniti, è tornata per passare l’estate tra qui e casa della nonna in calabria. Ad ora di pranzo avevo deciso di approfittare del fatto che mio marito fosse fuori città per lavoro per ospitare Dario, un ragazzo sui 35 che da un po’ mi riempie di attenzioni. Putroppo la situazione con mio marito è complicata, lui è molto preso dal lavoro e quando torna a casa è sempre stanco per fare qualsiasi cosa dal coccolarci ad andare a cena fuori o persino guardare un film senza addormentarsi. Dario da qualche mese mi fa compagnia, per così dire. Quel giorno dopo pranzo lui andò via presto poiché doveva passare dal barbiere e quindi dopo avergli stampato un bacio lo lascio andare via, nell’attesa che passino il paio d’ore che permettano a Lara di arrivare alla stazione centrale. Chiusa la porta mi siedo sul divano e accendo un po’ la tv per guardare qualche programma demenziale e riposare un po’ quando dopo qualche minuto suona il citofono. Ero sicura che fosse Dario, magari aveva dimenticato di prendere qualcosa. E invece appena rispose capì che non era lui era Marco un amico di Lara, mi dice che voleva fare una sorpresa a Lara e venire con me a prenderlo, gli apro e gli dico di salire. Marco è un ragazzo molto a modo un amico dei tempi del liceo di Lara, non penso avessero una qualche storia, lui è fidanzato da anni da quanto io sappia.
-ciao Marco
-ciao, tutto bene? Scusa se mi sono presentato qui così ma non avevo il tuo numero e il telefono di casa non l’avete più
-no ma figurati, è sempre un piacere, gli amici di Lara e soprattutto tu sono sempre i benvenuti, vuoi un caffè?
-si grazie
dopo un po’ di discorsi del più e del meno lui mi chiede il numero di cellulare così da potersi accordare per la prossima volta e da non venire così. Io vado a prendere il cellulare dato che la mia memoria è minuscola e non riesco a ricorare nulla. Mentre si prepara il caffè gli do il numero di cellulare, poi riprendo a guardare il caffè. Dopo qualche secondo squilla il cellulare, whatsapp, mi ha appena mandato una foto. Merda. Quella sono io che bacio Dario.
-perchè? - gli chiedo – ci hai visti?-
-si e credo che Lara non sappia questa cosa giusto?
-sai, a volte in un rapporto lungo delle cose vengono a mancare e a volte si commettono delle sciocchezze – avevo una voce molto tremolante e non sembravo convinta di quelle cose, fingo indifferenza anche se traspare tutt’altro e cerco di continuare ciò che stavo facendo prima. Zucchero il caffè. - quanto zucchero vuoi?-
-amaro.
Poi si avvicina, alza un po’ la felpa e inizia a sbottonarsi senza dire nulla. Io sono shoccata dalla sua nochalance e gli dico con voce sempre più rotta, -che fai? Dai non fare lo scemo tra un po’ dobbiamo scendere, rivestiti.
-se non vuoi che Lara lo sappia devi farmi un pompino
Ero impitetrita, non mi sarei mai immaginata che potesse dirmi queste cose, cerco di non far trapelare il mio disagio e con fare di madre, avendo pur sempre almeno trrent’anni più di lui. -Ma che dici, sei pazzo rivestiti e faccio finta che non sia successo niente, ma come ti permetti? Sei pazzo? Vatti a mettere sul divano e io non dirò nulla a nessuno, ti porto il caffè. Ma con chi credi di avere a che fare? Per chi mi hai preso?
Senza dire nulla lui prese il cellulare e fece per inoltrare la foto a Lara, poi girò il cellulare per farmi vedere che bastava un dito per far sapere tutto a mia figlia. Non sapevo cosa fare, istintivamente gli diedi uno schiaffo e cercai di prendere il cellulare, lui allontanò la mano e con una violenza che mai avrei immaginato da lui mi mise una mano dietro la testa con le dita tra i capelli e mi abbassò in un istante. Un attimo dopo avevo il suo cazzo attraverso la mutanda sulla bocca e sulla guancia. Gli misi le mani sulle cosce per tirarmi via ma la sua presa era molto forte. Ricordo ancora la zip della sua patta che mi graffiava il mento. Rapidamente lui posò il cellulare e con la mano libera si abbassò la mutanda fino a strusciarmi il suo pene addosso.
- ora apri la bocca stronza
non riuscivo a credere a ciò che stava succedendo, mi senti di assecondarlo per farlo calmare e contemporaneamente era come se mi vedessi da fuori. Una donna di 55 anni bionda con una terza di seno con una camicetta maltrattata e una gonna alle ginocchia nera, che prendeva in bocca il cazzo di un’amica della figlia, che vergogna, potrei essere sua madre, pensai. Mentre avevo il cervello a mille il corpo non mi rispondeva più, il suo membro mi stantuffava la bocca fino a darmi dei colpetti alla gola, lui mi guardava mentre io ero completamente assente. Quei secondi mi sembravano millenni, dal suo vigore mi faceva male la mascella e inoltre la cinta che non si era tolto mi andava a finire negli occhi. Devo farlo venire, così la finiamo. Cerco di staccarmi e ci riesco, lo guardo negli occhi e glielo prendo in bocca, questa volta lui non preme più sulla mia testa, appoggio il suo glande sulla lingua gonfiata per non fargli toccare i denti e con la punta gli lecco il frenulo.
-lo vedi che si brava allora, tu sei nata per fare pompini, tra un po’ ti sarai meritata anche un bel regalino
non capì cosa intendeva ed avevo paura onestamente, ma senza dire niente continuai a spompinarlo finché lui mi iniziò a sbottonare la camicetta e infilò le sue mani dentro
-che bel seno, peccato tu lo metta poco in mostra sai quanti giovanotti faresti arrapare, poi farebbero la fila per svuotarsi nella tua bocca
senti il suo membro pulsare e istintivamente lo cacciai fuori per non farmi venire in bocca, lo indirizzai verso il pavimento. Lui all’apice del godimento mi disse -che cazzo fai? - cercò di rimettermelo in bocca ma io misi i miei gomiti per non farlo avvicinare così quando stava lì per venire, mentre io continuavo a massaggiarglielo lui apre la camicetta già sbottonata si tira indietro per togliermelo da mano mi prende la testa, la appoggia con forza sul suo ombelico e in un attimo fiotti di liquido seminale scivolavano sui miei seni. Restiamo un attimo fermi poi sui si sposta e noto che in realtà anche la gonna aveva qualche schizzo che il suo seme così denso si stava già colando ovunque, un bel po’ di seme si era messo sul capezzolo sinistro dato che nel togliermi i seni dal reggiseno quel seno era diventato più alto. Lui mi guarda e mi dice - così impari a tirarti indietro - poi mi mette una mano sui senie come se stesse frugando in una borsa mi spalmò il suo seme ovunque. -hai voluto farmi venire fuori, ora Lara la andiamo a prendere così, come una puttana, con le croste di sborra sui seni, hai capito? - e mi da un ceffone -ora puliscimi il cazzo, il cazzo con la bocca, brava anche i bidet puoi fare oltre i pompini, che donna! -. Pensavo fosse finita lì, con il suo pene moscio nella mia bocca e un sapore di sperma in bocca, e invece mi alza denendomi per un braccio anch’esso sporco di seme e mi dice, - cambiati mettiti un altra camicia e un altra gonna, ma se ti lavi o ti metti il reggiseno so’cazzi, hai capito? - si- replico io, pensavo si esaurisse tutto in un pompino e invece no mi ritrovavo a salire le scale del mio appartamento con una gonna sporca, un reggiseno maltrattato e dei seni quasi completamente ricoperta di sperma. Avevo paura non sapevo cosa potesse succedere quando lì in casa ci fosse stata anche Lara.

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