Erotici Racconti

L'Inferno di Anna e l'Abisso di Francesca Terza Parte capitolo I - Miss Eva e il suo giocattolo

Scritto da , il 2016-12-30, genere dominazione

Terzo racconto della serie L’Inferno di Anna e l’Abisso di Francesca. I precedenti pubblicati su: http://novelleerotiche.altervista.org/


Non sapeva neanche lei cosa cercava, ma ogni tanto guardava su quel sito di inserzioni. Quella che aveva sotto gli occhi era particolarmente intrigante.
“Mi chiamo Eva, sono una Miss bellissima di venticinque anni e tra qualche giorno il mio giocattolino, una donna stupenda di trentacinque anni, raggiungerà i tre anni di sottomissione passati al mio servizio. Fino ad ora è stata sola al mio esclusivo servizio, ma ora vorrei condividerla con una Padrona che possieda una schiava di pari bellezza ;-). Discuteremo i dettagli in privato. Penso che sarà divertente anche per loro, per noi lo sarà sicuramente. Ovviamente la schiava non sa ancora niente, ma il suo parere non conta, è una mia proprietà ed ubbidirà in tutto e per tutto.”

Francesca scrisse di getto. “Ciao, sono anch’io una bella e giovane Miss ed ho una schiava di ventitré anni di rara bellezza, ti allego una sua foto. Quello che vuoi è chiaro, ma mi interessa capire come organizzeremmo la cosa. Non mi piace perdere tempo, ti lascio il numero del mio cellulare 33xxxxxx, così ne parliamo a voce.” La foto di Ely la riprendeva di fronte con il capo chino ed i capelli che le scendevano sul viso rendendola irriconoscibile, ma mostravano il corpo di una ragazza irresistibile, con un seno fantastico e due cosce stupende. La telefonata arrivò solo cinque minuti dopo. Una voce squillante ed allegra. – Ciao, sono Eva, la tua schiava è bellissima, dobbiamo vederci presto. – Fissarono l’appuntamento per l’indomani in un locale in Brera.

E’ passato del tempo. Francesca ed Ely si sono laureate ed hanno aperto uno studio insieme. Master Daniele non ha voluto Francesca come socia, era abituato a lavorare da solo e non voleva nessuno con cui condividere successi e grane, ma le aveva promesso che l’avrebbe aiutata e così fece. Acquistò un appartamentino vicino alla sua villa e lo trasformò nello studio di Francesca ed Ely. Passò loro del lavoro, collaboravano, ma niente soci e le aiutò in molti altri modi, anche procurando loro clienti. Il Master si preoccupò anche di Ely, era la sua schiava, oltre che di Francesca, e non voleva che la sottomissione avesse anche ripercussioni finanziarie. Fece in modo che le due ragazze fossero socie alla pari, sul lavoro dovevano essere uguali. Inutile dire che le due ragazze continuavano a vivere sotto lo stesso tetto del Master.
Francesca, dopo la feroce punizione del laghetto, per diverso tempo ha fatto la brava, ma come abbiamo appena visto è sempre irrequieta. Sta meditando su come oltrepassare i limiti inizialmente non detti, ma impliciti, in seguito esplicitati ed ora risaputi. Il suo Padrone le ha imposto diverse regole. Sa benissimo che lei non può cercarsi avventure sessuali altrove, né per lei e neanche per Ely, se non su esplicito ordine del suo Padrone o almeno con il suo consenso, ma lei è testarda e ci prova.

Ely invece non ha nessun grillo per la testa, è soddisfatta di come vanno le cose e vorrebbe che il tempo si fermasse. La sua Padrona l’ha fatta toccare da qualche uomo, esibita e usata da qualche donna, però nessuna l’ha mai veramente posseduta. Ha dovuto leccare al massimo qualche passera, terribile lo squirt ricevuto in viso dall’amichetta del tamarro, ma niente di più. Lei sta bene così, una Padrona, un Padrone, una schiava per amica, Kristine, ed una che non interferisce granché nella sua vita, ma che le è utile, Anna. Fosse per lei non cambierebbe niente.

Anna continuava a prendersi cura della casa del Master, il marito, anche se non era un giovincello, passava sempre più tempo all’estero, probabilmente aveva anche un’amante, quindi lei era molto libera, ormai tornava a casa non più di una volta alla settimana. Era soddisfatta, ormai era la nave scuola di due Master in erba. Il giovane Carlo e Marco, il giovane tamarro. Il padrone la scopava raramente, ma era sempre presente e controllava la sua vita giorno per giorno. Anche lei era abbastanza soddisfatta, ormai pensava non ho più l’età per chi sa cosa. Ma qualcosa di nuovo le capitava sempre e tutto sommato se la cavava.

I padroni di Kristine si erano trasferiti a Londra, tornavano a Milano solo per le feste, quindi Kristine era tornata a servire Master Daniele, che d’altra parte non se ne lamentava. La sua presenza lo calmava e lo rilassava, gli era d’aiuto anche nel lavoro, la migliore segretaria che potesse desiderare, non solo perché era ordinata e precisa, colta e preparata, e non solo perché poteva scrivere un documento indifferentemente in italiano, fiammingo, francese, inglese e tedesco, ma anche perché se il Master doveva andare a cena con un cliente e portava Kristine faceva sempre una gran bella figura. La poteva presentare come amica, segretaria, amante. Certo poteva portare anche Francesca senza sfigurare, ma la ragazza ogni tanto aveva smanie da protagonista anche in quelle occasioni e forse era troppo giovane per alcune di quelle occasioni, mentre Kristine era perfetta. Kristine era ricca di suo, o meglio il marito era ricco, ma il Master quando lavorava per lei la pagava ed anche bene, soldi ben spesi.

Però quattro schiave erano impegnative anche per Master Daniele. Era geloso di Ely, che non concedeva a nessuno, era l’unico maschio che se l’era fottuta ed intendeva rimanere tale ancora a lungo. D’altra parte Ely non desiderava nessun altro e non sempre gradiva le poche donne che la Padrona le aveva fatto subire. Aveva visto scopare ormai diversi maschi e non li desiderava. Temeva il cazzo del tamarro, gli erano stati indifferenti i due Master amici del Padrone. Beh, per Carlo aveva sentimenti contrastanti, gli piaceva, stava diventando sicuro, ma non arrogante e spaccone come il tamarro, però lei si sentiva più grande, e se un maschio doveva essere, voleva essere dominata da un uomo e non da un ragazzino, per quanto bello ed affascinante come Carlo.
Per nostalgico romanticismo, cosa che non avrebbe mai ammesso, il Master era geloso anche di Kristine, che teneva per sé. Non aveva scrupoli nel cedere Anna, praticamente il tamarro ed il suo amico Carlo la usavano quando volevano. Chiedevano al Padrone e lui la metteva a disposizione. Con Francesca invece le cose erano più complicate. La voleva per sé, ma l’aveva ceduta ad i suoi amici Master ed alle sue amiche Mistress. Da quando era ritornata aveva cercato di non darla più a nessuno, ma lei ne aveva combinato sempre qualcuna ed era stato necessario punirla. La punizione che più soffriva e che più l’umiliava era quella di essere data in pasto ad altri. L’ultima volta, ma era passato quasi un anno, al tamarro ed al suo amico Carlo. Venire ceduta a due ragazzini più giovani di lei era il massimo del degrado. I due ragazzi non vedevano l’ora di mettere ancora le mani su di lei ed ancor di più su Ely.

Le due Mistress s’incontrarono nel bar che avevano stabilito. Eva era una brunetta, non molto alta, con capelli corvini, corpo atletico ed un bel seno. Viso squadrato addolcito da una bella bocca carnosa, Francesca era molto più bella ed Eva, da lesbica incallita, ne fu attratta irresistibilmente. Eva aveva portamento elegante, vestiva bene ed era perfettamente curata, niente in lei era fuori posto. Emanava forza e potere. Si vedeva da lontano che era dominante. L’attrazione fu reciproca, ma le due Mistress, quasi coetanee, nonostante l’attrazione, si studiarono. - Come mai hai una schiava più vecchia di te? – chiese Francesca.
- Quando cercavo, mi hanno risposto diverse, anche molto giovani, diciottenni ad esempio, ma nessuna di loro mi è parsa affidabile. Per sfizio le ho provate quasi tutte, almeno le più belle. Qualcuna era anche ben predisposta, ma ne volevo una davvero promettente, da far diventare davvero schiava, disponibile e affidabile ed ovviamente bellissima. Ho scelto Stefania non solo perché mi è parsa la schiava più promettente, anche se novizia, non solo perché era più grande di me, anche se ancora molto giovane e questa cosa di dominare una donna e non una ragazza o una ragazzina, mi ha sempre sballare, ma anche perché era la più bella. –
- Come è? Hai sue foto? – l’incalzò Francesca ormai più che curiosa.
- Hai presente Jessica Rabbit? Beh, lei è più bella. – Francesca fu sorpresa ed eccitata, ma era ancora perplessa, per credere voleva vedere.
Eva aprì la galleria del suo cellulare e decine di foto di Stefania furono mostrate a Francesca. Il viso era bellissimo, era alta, capelli rossi fuoco, un corpo strepitoso, strabordante, curve lunghe, sinuose, cremose, tante lenticchie da assaggiare. Francesca la vide in tutte le posizioni, in pose amatoriali, sembrava una modella, sia nelle pose erotiche che in quelle sconce, da sola o mentre si affaccendava intorno alla sua Mistress con dedizione. Francesca pensò che una come quella anche se la vestivi da monaca e la mandavi per strada avrebbe sempre attirato lo sguardo dei maschi… ed anche delle donne.
Una strisciante eccitazione si impadronì di entrambe le Mistress mentre sfogliavano quelle foto, le fiche si inumidirono e le due Mistress si fecero più vicine, molto più vicine, intime, si scambiarono qualche lieve tocco. Poi si guardarono negli occhi e scoppiarono a ridere.
- Non possiamo stare qui – disse Eva, - altrimenti finiremo per farci arrestare per atti osceni in luogo pubblico. – Si misero in piedi, Eva andò a pagare, poi uscirono.
- Dov’è la schiava ora? – chiese Francesca. Eva guardò l’orologio. – Al lavoro è molto impegnata, una dirigente, ma tra due ore sarà a casa mia. Anche lì ha molto lavoro da fare – disse sorridendo Eva.
- Vive con te? –
- No, ha una casa ed un marito che la adora, sa tutto e comprende, la scopa raramente e non interferisce. Le lascia tutto il tempo che desidera. Quindi è da me quando la voglio, giorno o notte. Unico suo limite, giustamente, il suo lavoro che purtroppo l’impegna molto. Poi ci sono i limiti posti dal marito, riservatezza e presenza tutte le volte che lo richiede per eventi mondani o sociali, questi sono una vera seccatura, ma per quelli che ha lei. Ne ha diversi per il suo lavoro, a volte ci vado anch’io, mi intrufolo e quando è possibile la uso anche in quelle circostanze. Niente è perfetto, ma direi che tutto sommato va molto bene, il suo tempo libero è tutto mio, in fondo non è poco. –
- La mia vive con me, è una situazione però complicata. – Francesca le spiegò la sua situazione mentre passeggiavano, dirette a casa di Eva che non stava lontano. Nella spiegazione c’era anche il suo Master ed i limiti che le aveva imposto e che lei stava spudoratamente trasgredendo, ovviamente tralasciò molti dettagli imbarazzanti, ma le disse degli anellini, d’altra parte quelli si sarebbero visti da lì a poco, anche se sorvolò sul modo con cui li aveva ottenuti. Eva era sempre più intricata dalla personalità di Francesca e dalle sue storie di schiava e di Mistress. Eva, come Francesca, era una libera professionista e quindi gestiva il suo tempo come meglio credeva, entrambe avevano deciso che in quel tardo pomeriggio e quella sera erano libere.

I due corpi erano fusi l’uno nell’altro, le gambe nervose avvinghiate a quelle formose, le tette piene, ma piccole, immerse in quelle scultoree, e poi natiche e fianchi, cosce e spalle distinte, ma indistinguibile. Baci e carezze, sospiri e gemiti. Le due Mistress si piacevano tanto e se lo stavano dimostrando. Eva non si stancava di passare le dita tra gli anellini di Francesca che a sua volta non si stancava di farseli tirare. Fu Eva a sentire un clic e poi tutte e due sentirono il ticchettio misurato, ma sicuro, di due tacchi a spillo che avanzavano lungo il corridoio. Una voce dolce e calma – sono io Padrona, è in camera? –
- Sì Stefy, raggiungimi. –
- Subito Padrona. – Era una voce dolcissima, sottomessa, ma sicura ed orgogliosa.
Stefy era di una bellezza sconvolgente e di una eleganza severa nel suo tailleur manageriale. Un contrasto esaltante tra un corpo esuberante e la costrizione di quel vestito castigato. Poi c’era quella chioma rossa, un incendio che poteva divampare da un istante all’altro. L’insieme era fantasmagorico. Era alta, ma non molto. sul tacco dodici che portava con disinvoltura, arrivava a centoottantacinque centimetri. Francesca vedendola rimase scioccata, le fotografie, belle, non le rendevano giustizia. Anche il viso era stupendo, quella fossetta sulla guancia che veniva fuori meravigliosamente quando sorrideva l’inteneriva e le fece venire istantaneamente tanta voglia. Per reazione strusciò la fica su quella di Eva gemendo. Fino a quel momento aveva pensato che Ely fosse la schiava più bella al mondo e Kristine la più elegante, ma si dovette ricredere, Stefy era più elegante e più bella di entrambe. Colpevolmente pensò che sarebbe piaciuta moltissimo anche al suo Padrone, scacciò il pensiero, chi sa cosa le avrebbe fatto sapendola lì senza il suo permesso. Provò grande ammirazione per Eva, aveva fatto sua una schiava bellissima quando aveva ventidue anni e la schiava trentadue, una donna già matura e come visto molto capace. Eppure l’aveva conquistata, domata e resa sua totalmente.

Stefania rimase senza parole, per lei era un non senso, tutto il giorno usava le parole, per dirigere, farsi sentire, riprendere ed incoraggiare. E rimase anche senza fiato. La sua Padrona era a letto con un’altra donna, bella e schiava, molto bella e molto schiava. Quegli anellini ai capezzoli ed in basso dicevano quanto fosse sottomessa. Era gelosa, poteva pensare che lei per la sua Padrona non fosse l’unica, era una Padrona e quindi non c’era da aspettarsi che si servisse solo di lei, ma pensava di essere la sua schiava, la preferita. Stefania aveva dato tanto alla sua Padrona. Ora non era più sicura, quella nel letto della sua Padrona non solo era bella e sottomessa, ma anche molto più giovane di lei.
Poi le tremò il labbro, un tic di cui era inconsapevole, che solo la sua Padrona conosceva. Un tic che si manifestava quando era molto stressata, raramente sul lavoro, più spesso quando doveva eseguire un ordine di Eva che non le piaceva o che l’umiliava particolarmente. Ed in quel momento lo era, la sua Padrona si era portata a letto un’altra schiava e la esibiva per umiliarla atrocemente, farla sentire un verme.
Francesca non diceva niente, ma era cosciente del dramma della schiava, anche se aveva capito tutt’altro. Ovvero che la schiava non aveva nessuna voglia di sottomettersi ad altre e di condividere la sua Padrona con altre.
Eva aveva immaginato un conflitto, simile a quello ipotizzato da Francesca, ma in quel momento non ritenne né di chiarire, né di spiegare. L’imbarazzo della sua bellissima schiava l’eccitava e ne approfittò immediatamente agendo. – Spogliati Stefy. - La Padrona non alzava la voce per farsi ubbidire, anzi quando era molto arrabbiata l’abbassava fin quasi a sussurrare. Stefania lo sapeva e percepì che in quel momento lei era molto esigente. La Padrona continuò - fai vedere a Francesca quanto sei bella. Fallo lentamente, voglio un’esibizione eccellente. –
Ancora una volta il labbro tremolò, la schiava provò a dire – Signora… - ma si interruppe insicura nella voce e nei pensieri, abbassò gli occhi impacciata, lei, schiava, ma sempre padrona di sé.
- Sì Stefy, dimmi. –
- Niente Signora, mi scusi. – La schiava iniziò a spogliarsi.
Le due Mistress osservarono in religioso silenzio.
Non era una professionista, almeno non dello spogliarello, era anche impacciata e nervosa, ma proprio per tutti questi motivi era sublime.
Si levò la giacca e la fece scivolare a terra, sfilò lentamente la gonna, la camicia le arrivava all’inguine, ma da lì in giù le cosce erano scoperte, bianche e cremose, portava la giarrettiera, alla sua Padrona piaceva old style e lei era una signora non una ragazzina. Francesca si strusciò ancora su Eva gemendo. Si sbottonò la camicetta abbottonata fino all’ultimo bottone, iniziando dal collo e svelando bottone dopo bottone il bianco latte di un corpo perfetto, tutto curve e panna, poi l’aprì e le due tette svettarono sotto un reggiseno trasparente da cui due capezzoli già ritti e rosa pallido, ma puntuti facevano capolino. Nonostante tutto Stefy si era eccitata. Rimase in intimo e con le scarpe.
- Fermati – le ordinò la Padrona, - mani dietro la nuca. – La schiava ubbidì prontamente, si stava riprendendo.
- Ti presento Mistress Francesca, una mia cara amica. – La schiava apparve sconcertata, stava per parlare, ma rimase zitta. – Cosa immaginavi schiava? – chiese allora la sua Mistress.
- Signora, pensavo che la sua amica fosse una schiava. – Stefania sapeva dominare i suoi nervi era una donna in carriera, ma era una schiava ed in quel momento aveva pensato di non essere più la preferita della sua Padrona, ciò l’aveva sconvolta, e lo disse sollevata. – Mi perdoni Mistress, ma era a letto con la mia Padrona, con tutti quegli stupendi anellini, esibita di fronte a me… - poi si rivolese alla sua Padrona – Mi perdoni Signora, pensavo mi volesse sostituire con questa bellissima ragazza. -
- Ahahah, - rise di gusto Francesca, - sono una Mistress, anche se ho una storia un po’ particolare alle spalle, un giorno forse ti racconterò qualcosa, per ora ti basti sapere che ho una schiava molto bella… ed un Padrone molto esigente, l’unico, perché con tutti gli altri e soprattutto altre sono una Padrona. – Stefania capì, elaborava rapidamente e si spiegò diverse cose in una frazione di secondo.
- Come ti viene in mente che voglio sostituirti sciocca – la rimproverò la sua Padrona. Stefania adorava quando la trattava con condiscendenza, proprio perché entrambi sapevano che non era sciocca. La sua Padrona continuò, - sei la mia schiava preferita e lo sarai ancora a lungo. – Una pausa, poi, - però una novità c’è Stefy. Ti voglio condividere con la mia amica. Quindi vieni qui a letto con noi. –
Su quello la schiava avrebbe voluto riflettere, ma non ne aveva il tempo. Decise immediatamente, ma rinviando la decisione definitiva. Tutto sommato sognava qualche avventura, anche se stava bene con la sua Padrona, e poi quella nuova e giovane Mistress era molto bella e tanto misteriosa. Due prerogative che la facevano diventare irresistibilmente desiderabile. Ogni tanto non aver tempo per riflettere aveva i suoi vantaggi.
- Sì Signora, subito Signora – rispose quindi prontamente.
Stefania si levò le scarpe e finì tra Eva e Francesca verso cui rivolse il viso ed un timido sorriso. Eva, da dietro, le slacciò il reggiseno che buttò via, poi le diede un sonoro ceffone sulle natiche che tremolarono tutte e chiese a Francesca – ti piace la mia schiava? –
- E’ meravigliosa – rispose la Mistress strizzandole un capezzolo e mordendola sul collo. Stefania sospirò di piacere. Francesca capì subito che Stefania era non solo bellissima, ma che era anche sessualmente parlando una bomba, calda ed esplosiva. Giarrettiera, calze e mutandine finirono rapidamente lontani. Francesca voleva toccarla dappertutto e sentire solo pelle, niente si doveva frapporre tra lei e il corpo della schiava.
- Rilassati schiava – l’incoraggiò Francesca immergendosi in quel seno generoso e cremoso e mordicchiando tette e capezzoli. – Grazie Signora, sono sua – rispose la schiava, mentre la sua Padrona la leccava sul collo spingendo la vulva sulle natiche della sua schiava. In quel momento Stefania avrebbe desiderato fermare il tempo. Era sicura della sua Padrona e stava in mezzo a due Mistress giovani oltre che belle e dominanti. Una schiava bisex, ma prevalentemente lesbica non poteva desiderare altro.

La mia mail è realdomine@gmail.com

Questo racconto di è stato letto 1 0 6 6 volte

Segnala abuso in questo racconto erotico

commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.