Erotici Racconti

A casa di papà - Lo stupro

Scritto da , il 2016-10-30, genere pulp

"Ciao papà!"
"Ciao amore!" Giada abbraccia amorevolmente il suo papà. Sono anni che non si vedono, da quando lui e la mamma hanno divorziato. Lei è come se non l'avesse mai conosciuto, perché era ancora troppo piccola per ricordarselo e la mamma, volendolo dimenticare, non ha lasciato alcuna sua foto in giro per casa. Poi il destino ha voluto che qualche settimana fa si incontrassero, si scambiassero qualche parola, sono tornati lentamente a dei buoni rapporti e infine Giada ha avuto il permesso di passare le vacanze con lui, mentre la mamma e suo marito sono in viaggio a New York.
Che bello abbracciare il proprio papà, Giada pensa che sia una sensazione stupenda incontrare di nuovo l'uomo che le ha donato la vita e poter recuperare gli anni d'amore perduti. Lui la fa entrare in casa e con suo grande stupore, Giada vede la casa nell'oscurità. Non riconosce alcun mobile, sente solo caldo...troppo caldo. La porta dietro di lei si chiude da sola e il buio diventa totale. La voce calda di suo padre la tranquillizza un poco, ma c'è qualcosa che non va in quest'atmosfera, c'è un non so che di diabolico e un tanfo nauseabondo che impregna l'aria. Poi, da qualche parte nel buio, si sente un *clic* e una lampadina si accende sopra la testa di suo padre. Ma non è suo padre...è un essere mostruoso, dalla pelle bagnata e viscida, la lingua chilometrica, la bava che cola da zanne simili a quelle di un lupo famelico e gli occhi che talmente la stanno mangiando escono fuori dalle orbite. Giada era pietrificata, il suo cuore sembrava volere esplodere dal petto, lo sentiva battere in gola. Voleva urlare, ma non usciva alcun suono se non un rantolo appena udibile. Il suo corpo era come pietrificato e non riusciva a muoversi. Il mostro la guardava e si leccava le labbra con la sua lingua disgustosa, emettendo un sibilo come quello di un serpente velenoso. Ad un certo punto, quella creatura stacca gli occhi da quelli terrorizzati di Giada e si volta dalla parte opposta, verso l'oscurità. Poi torna a perforare l'animo di Giada con il suo sguardo. Sembra che voglia mostrarle qualcosa, ma Giada sprofonda nel buio più completo e non sente niente.

Le palpebre fanno fatica ad aprirsi, le sente pesanti. La testa le pulsa, sembra che il cuore le batta nel cervello. Sente un dolore impressionante alla tempia destra e qualcosa di caldo che le scorre lentamente su quel lato del viso. Sente come un sapore metallico in bocca e i suoi arti sono doloranti e immobili. Si accorge che nonostante ordini ai suoi muscoli di muoversi, questi non rispondono. I ricordi sono un po' confusi: era al telefono...con sua mamma...mamma le aveva detto qualcosa di brutto...poi lei era andata in camera...e buio! Che cazzo era successo? La prima cosa da fare è capire dove si trova. Si guarda un po' intorno, mentre il dolore alla testa aumentava ogni volta che girava il collo. C'è un quadrato di luce sul soffitto...sembra una botola chiusa da dove filtrava la luce. Nei paraggi vede solo ombre e oggetti che non si distinguono bene.
"Ciao, Giada." Una voce nel buio. La lampada sopra di lei illumina solo il suo corpo, che a quanto pare è steso su uno di quei lettini che usano i ginecologi. Mani e piedi sono legati e il suo corpo è nudo e tremante. Fa leggermente freddo in questo posto. Poi la voce acquista un volto. È Mauro, che si fa avanti sotto la luce della lampada. La guarda con uno sguardo famelico, ma non ha alcun sorriso sulle labbra. Ora Giada ricorda! Il suo istinto è quello di dimenarsi sul lettino, ma è inutile, rimane immobile, le cinghie sono troppo strette. "Tranquilla che con queste addosso non potrai muoverti. Mi dispiace avertele messe, ma non potevo farti andare via. Né volevo che spifferassi quello che ho fatto."
"Non capisco...chi sei tu?" Giada sente la bocca impastata. "Io in realtà sono Diego. Il tuo paparino." E dicendo questo, gli comparve un sorriso malizioso sul volto.
"No. No. Mio padre è morto! Tu non sei il mio paparino!"
"Ma lo so, tesoro, che non sono il tuo vero papà. Quello l'ho ucciso io." Dice con lo stesso tono che si usa con i neonati. Giada spalanca gli occhi, il cuore perde un battito e le lacrime cominciano ad affiorare e a bruciarle gli occhi: "Ma perché...PERCHÉ?!" Diego la guarda in silenzio, mentre lei si dimena, i suoi occhi sono puntati sui suoi capezzoli duri per il freddo. "Vedi Giada, qualche settimana fa, ti ho vista in giro, per puro caso. La tua bellezza mi ha subito catturato e da quel pomeriggio non pensavo altro che a te e a come sarebbe stato fantastico averti tutta per il mio uccello. Oh, era un prurito troppo forte da controllare..." dicendolo, la sua mano va a sfiorare il pacco gonfio "...e allora ho cominciato a seguirti, a capire che tipo di vita conducevi, chi frequentavi. E farmi avanti al momento opportuno. Poi, quando ho scoperto che saresti andata a casa del paparino, ho ben pensato di prendere il suo posto. Una volta finito con lui, l'ho buttato nel fiume." Giada ormai piange. Piange per quella situazione, piange perché non conoscerà mai più il suo papà, piange perché non solo si è fidata di quest'uomo...ma ci è pure finita a letto! Le sue lacrime sgorgano calde sul suo viso, bagnandolo completamente e mescolandosi a quello che dovrebbe essere del sangue che affiora dalla tempia destra. Diego allunga una mano, Giada fa per ritrarsi, ma non riesce a muoversi granché. Raccoglie con il dito una goccia di sangue e percorre con il polpastrello sporco il corpo di Giada, passando dal collo, fino al seno, indugiando sui capezzoli rosa e scendendo ancora più giù, solleticando la pelle d'oca del ventre e finendo sul sesso di Giada. È inorridita! Si divincola, urla, piange, non vuole che questo pezzo di merda la faccia sua una volta di più. Ma è tutto inutile, il lettino sembra ancorato al terreno e le cinghie non accennano a mollare la presa. Lui affonda quel dito maledetto nella sua vagina. Le fa male, ma non un male fisico. La sua anima le fa male, prova ribrezzo e disgusto da quel contatto, ma più si dimena, più le cinghie sembrano stringersi e più i suoi muscoli le dolgono. "Giada...non posso lasciarti andare. Io ti amo."
"No! Stai zitto! Non mi devi toccare!"
"Non permetterò a nessuno di trovarti...vivremo insieme per sempre e tu imparerai ad amarmi." Si abbassa la zip dei pantaloni, liberano il suo pene eretto, duro e pulsante. Le continua a parlare, mentre lei cerca di spingerlo via. Le dice che vuole fare l'amore con lei, che lo eccita troppo, sono settimane che si sega pensando a lei e finalmente l'ha ottenuta, finalmente ha affondato il suo sesso in quella carne morbida e candida. Giada riesce ad allungare leggermente una mano e lo graffia con le unghie sul fianco. Diego emette un lamento di dolore, mentre quattro taglietti si aprono sulla sua carne. La guarda furibondo e in una frazione di secondo le sferra uno schiaffo sulla guancia sinistra e un pugno sulla destra. Giada si sente la testa sballonzolare da un lato all'altro del lettino, un fischio assordante nelle orecchie e un sapore metallico in bocca. La sua lingua le brucia e le fa male. Molto probabilmente se l'è tagliata con i denti. Prima che possa riprendere piena coscienza delle sue facoltà mentali, sente un corpo estraneo entrare con prepotenza e irruenza dentro di lei. Diego la sta violentando! Le tocca i seni, strizzandoglieli fino a farla urlare di dolore. Quella maledetta verga la penetra con una forza bruta disumana, Giada sente la vagina squarciarsi sotto quegli affondi. Non riesce neanche più a dimenarsi. Le mancano le forze. E per quanto possa sembrare assurdo...si bagna! Il suo corpo produce umori ad ogni colpo, rendendo, grazie a Dio, meno doloroso il tutto. Giada è sfinita. Non può contrastare Diego. Il suo cazzo esce, miracolosamente, e Giada pensa, ingenuamente, ad una tregua. Inorridisce ancora di più quando il cazzo di Diego si dirige verso l'altro buco. "No...lì no...per favore...ti prego..." le parole di Giada sono un sussurro, le sue corde vocali non emettono alcun suono. Diego sembra non ascoltarla nemmeno e affonda in un colpo solo quel mostro nel suo piccolo buchino. Si sente spaccare in due, ma le escono solo rantoli e lamenti indistinti, mentre il pene inizia a scoparle il culo, emettendo uno schiocco sonoro ogni volta che le palle sbattono contro il suo corpo. Diego emette versi e gemiti di piacere, ficca quattro dita insieme nella foga di Giada, che ormai si è arresa al suo volere. Ormai non si stupisce nemmeno dell'eccitazione che mostra il suo corpo per quel brutale trattamento. Almeno non mi fa così tanto male, pensa lei. Ma la cosa che la fa rabbrividire è che insieme ai versi sconnessi di dolore...ci sono anche dei gemiti. Per alcune frazioni di secondo, una parte del suo cervello pensa "Non ti fermare! Mi piace come mi stai scopando...questo cazzone mi sta letteralmente spaccando in due. È una goduria pazzesca!". Ma poi la sua razionalità scaccia via quei pensieri malati. Tuttavia, questi ritornano e si fanno sempre più strada nel suo cervello. È colpa sua. L'ha sempre desiderato quest'uomo, si merita quello che le sta accadendo. No! Non è vero! Pensava che fosse il suo papà! E invece sì, è colpa sua. Basta! E questi pensieri sconnessi si interrompono quando Giada percepisce dentro di sé degli schizzi caldi. Diego le sta venendo nel culo, la sta inondando di fiotti di sperma caldo, con un ultimo gemito di puro piacere. E il corpo di Giada risponde involontariamente con un orgasmo. Poi sviene, esausta. L'ultimo suono che sente nelle orecchie è un boato lontano. E l'ultima cosa che vede, è il mostro dalla lingua lunga e viscida che tira fuori dal buio il cadavere del suo papà e lo tiene con le mani in segno di vittoria.

Continua

P.S. Buon Halloween, gente!!🎃🎃🎃

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