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Quando Alba ha lasciato il suo ex

Scritto da , il 2016-06-15, genere pulp

Ormai la conoscete la storia di Alba e Christian, del loro amore, di come lei ha tradito il suo ex per stare con lui. Ma non sapete cos'è successo la sera in cui lei si è diretta a casa sua per lasciarlo. Ecco ciò che è accaduto.

Serata fredda. Pioggia. Alba percorreva la strada piena di buche nell'asfalto del quartiere industriale. Le gocce di pioggia l'avevano inzuppata completamente, mentre viaggiava a 70 chilometri orari sul suo Areox. Non aveva il casco integrale e la pioggia le stava bagnando tutto il viso nonostante la visiera abbassata. La puzza di prodotti chimici le stava intasando il naso. Aveva sempre odiato quel quartiere, non si poteva respirare a pieni polmoni senza essere intossicati dagli scarti delle fabbriche circostanti che venivano riversati nella fognatura. Quando pioveva tanto, l'acqua straripava fuori dai tombini insieme a tutta quella merda, eruttando schiuma schifosa e inquinata per le strade. Quella sera non era da meno. Alba lo aveva avvisato (non si merita un nome) che sarebbe arrivata per le 22.45 a casa sua. Dovevano parlare. Parcheggiò il motorino davanti al cancelletto arrugginito e pieno di ragnatele. Lui abitava in un vecchio capannone industriale, trasformato in piccoli appartamenti affittati. Il cuore di Alba batteva a mille mentre saliva la scala per arrivare al suo appartamento. Voleva che quella serata finisse al più presto. In casa c'era solo lui, i suoi genitori non c'erano. La portò in camera sua e Alba poté constatare che per cena aveva mangiato qualcosa di fritto, a giudicare dal forte odore che emanava la casa. Si sedettero sul suo letto. "Dimmi." Le disse lui, con fare scocciato. Non si erano visti per una due settimane da quando erano tornati da Marotta. "Ho riflettuto su noi due...non ha senso continuare così..." Fece una pausa, lui non le staccava gli occhi di dosso. "...ti voglio lasciare." Lui spalancò gli occhi, in un'espressione di pura collera. "Che cazzo stai dicendo?" Sibilò lui. "...ti lascio. Io non voglio più stare con te." Lui scattò in piedi, si diresse lentamente verso la finestra e fissò la pioggia fuori. "E allora lasciami." Alba emise silenziosamente un sospiro di sollievo. Non voleva sapere perché. Si alzò, sempre silenziosamente e si diresse verso la porta. "Dove stai andando?" Alba si bloccò sulla porta con un tuffo al cuore. Chiuse gli occhi. Non poteva crederci. "Sto andando a casa."
"E credi di andartene così senza dirmi addio come si deve?"
"Voglio andare a casa."
"No, tu non vai da nessuna parte senza prima non avermi detto per bene addio." E le chiuse la porta davanti agli occhi, attirandola verso il letto. Lei non oppose resistenza, si rassegnò. Se voleva uscire indenne da quella situazione doveva assecondarlo. "Togliti i vestiti." Le ordinò lui. Lei non si mosse, non voleva, i suoi muscoli non volevano ubbidire. Lui le afferrò il viso con una mano, stringendo forte le guance e facendole male: "Cazzo sei sorda? Togliti i vestiti." Con gli occhi che fissavano il pavimento sudicio e mani tremanti, Alba si tolse lentamente tutti i vestiti. Fece anche lui la stessa cosa, mostrando il suo pene mezzo eretto. Le afferrò ancora il viso e lo portò verso la sua bocca. Le ficcò la lingua in bocca. Alba voleva vomitare, il suo alito puzzava di fumo e la sua lingua viscida le stava lasciando quel disgustoso sapore di sigaretta nel palato. Si staccò dalle sue povere labbra: "Succhiami il cazzo adesso. E vedi di farlo bene." Alba quasi inorridì. Voleva fuggire da quella casa, da lui. Ma lui era uno di quei pezzi di merda infami di cui il mondo è pieno. Le avrebbe rovinato la vita se lei se ne fosse andata senza accontentarlo. Prese in bocca il suo pene con un'espressione di disgusto. Prima lo raddrizzi, prima avrai finito, pensò. Quindi si diede da fare con la lingua, leccandolo per bene e risucchiandolo in fondo alla gola, segandolo seguendo il ritmo della sua testa che faceva avanti e indietro su quel bastone di carne che si faceva sempre più duro. Lo insalivò per bene. Sapeva dove sarebbe finito e tanto valeva lubrificarlo per non provare troppo dolore, visto che la sua vagina non emetteva alcun liquido. Non ebbe nemmeno il tempo di staccarsi a prendere fiato che lui la prese per il collo e la ribaltò con il culo in su. La temeva ferma tenendola saldamente per il collo, mentre si faceva strada brutalmente dentro di lei. Alba sentì le pareti vaginali lacerarsi al passaggio di quell'ospite indesiderato. Chiuse gli occhi, cercando di concentrarsi sull'estate appena trascorsa, sulle giornate e nottate passate a fare l'amore con Christian, cercando di non ascoltare i grugniti di goduria che lui emetteva, affondando le dita della mano libera nella sua carne come se fossero artigli. Alba lo stava facendo per Christian, si stava facendo scopare senza ritegno per essere libera di poter stare con lui. Strizzò ancora di più gli occhi, mentre la vagina le faceva sempre più male. Evadi dalla realtà Alba, si ripeteva. Pensa a Chris. Ed eccolo lì, in piedi davanti a lei, che le accarezzava il viso e le diceva ti amo. Alba non riuscì a trattenere una lacrima, mentre quello stronzo le sborrava dentro. Non appena lui uscì dal suo corpo, Alba si precipitò verso i suoi vestiti. Mentre infilava in fretta e furia i pantaloni, lui la bloccò di nuovo: "Credi che abbiamo finito?"
"Sì, io ho finito." Gli disse lei sull'orlo delle lacrime. "Porco ***!! Che cazzo ti credi?! Di andartene così?!"
"Vaffanculo." Lui si ritrasse lentamente, infuriato come non mai. "Vattene troia."
"Volentieri."
Alba corse fuori dall'appartamento, sbattendo la porta, precipitandosi giù per le scale, andando a sbattere per la fretta contro il portone. Salì sul motorino senza nemmeno mettersi il casco, le lacrime di rabbia e la pioggia le annebbiavano la vista. Forse avrebbe dovuto aspettare prima di partire a tutta velocità, ma non gliene fregava un cazzo. Meglio rompersi una gamba cadendo dalla moto che rimanere un secondo di più. Mentre percorreva la strada, il trucco le si sbavava solcandole le guance in linee orizzontali a causa della velocità. La puzza del quartiere industriale si faceva più lontana. Alba riprese a respirare.

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