Ho inaugurato
di
IL MICROBO
genere
dominazione
HO INAUGURATO
Ho inaugurato una nuovo tipo di scopata acrobatica che consiste nel salire entrambi in piedi su due altalene a tre metri di distanza l'una dall'altra, reggendoci forte con le mani alle sospensioni, io a cazzo in asse, l'altro col sedere esposto. Due inservienti ci tengono in spinta a dondolo e fanno incontrare il mio congegno puntuto con il suo incavo. Ci vuole molta concentrazione e mira da parte mia e molta resistenza da parte della vittima ad incassare i colpi che risultano veramente micidiali causa rincorsa. Ci tiene il ritmo una musica ossessiva alla quale si mescola il coro delle nostre urla: il mio grido di battaglia e il suo lamento da soccombente. La mia spada lo innesta e subito se ne vola via per farvi ritorno qualche secondo dopo. Questo tipo di inculata dura tanto tempo, non viene arrestata prima dei cento colpi ed è molto pesante da sostenere. I glutei in questione si arrossano in battuta e il ministrante cazzo non raggiunge facilmente l'orgasmo, anche se si diverte come al tirassegno a centrare ripetutamente il bersaglio, all'indentro e all'infuori. Un arbitro tiene il conto degli ingressi riusciti e di quelli eventualmente mancati. La sfida continua con il verme ad intrusione orale. Altri cento colpi che gli guizzano tutti in gola e gli devastano sul serio il muso da tanto che lo martellano. Se ancora non c'è stata eiaculazione il misero schiavo si pone in ginocchio davanti al padrone che si mena fino ad arrivargli addosso a distanza ravvicinata, quando finalmente lo lorda e lo marchia per bene schizzandolo qua e là e poi pisciandolo da vescica in saldo. Intriso degli umori che si è guadagnato ringrazia e rimane fermo in posa come un rospo sul bordo dello stagno, per essere fotografato a tutto campo in versione gocciolante, umiliato da siffatto trattamento, che nel suo insieme lo ha degradato e gli ha fatto capire chi è che comanda. Una cosa gli resta: pulire la nerchia. per poi tirarsi in disparte tra dolenzie e inzozzamenti patiti, fino a quando non viene autorizzato a farsi una doccia fredda che lo deterge e lo rinfresca, riportandolo in uno stato di limitatissima umanità, in sosta a quattro zampe, fermo come una statua, capo chino e occhi fissi sul pavimento, entro il quale esplora le tessere della palladiana, dandosi da fare a leccarla intorno alle piante dei piedi del Suo Immenso Domino.
Ho inaugurato una nuovo tipo di scopata acrobatica che consiste nel salire entrambi in piedi su due altalene a tre metri di distanza l'una dall'altra, reggendoci forte con le mani alle sospensioni, io a cazzo in asse, l'altro col sedere esposto. Due inservienti ci tengono in spinta a dondolo e fanno incontrare il mio congegno puntuto con il suo incavo. Ci vuole molta concentrazione e mira da parte mia e molta resistenza da parte della vittima ad incassare i colpi che risultano veramente micidiali causa rincorsa. Ci tiene il ritmo una musica ossessiva alla quale si mescola il coro delle nostre urla: il mio grido di battaglia e il suo lamento da soccombente. La mia spada lo innesta e subito se ne vola via per farvi ritorno qualche secondo dopo. Questo tipo di inculata dura tanto tempo, non viene arrestata prima dei cento colpi ed è molto pesante da sostenere. I glutei in questione si arrossano in battuta e il ministrante cazzo non raggiunge facilmente l'orgasmo, anche se si diverte come al tirassegno a centrare ripetutamente il bersaglio, all'indentro e all'infuori. Un arbitro tiene il conto degli ingressi riusciti e di quelli eventualmente mancati. La sfida continua con il verme ad intrusione orale. Altri cento colpi che gli guizzano tutti in gola e gli devastano sul serio il muso da tanto che lo martellano. Se ancora non c'è stata eiaculazione il misero schiavo si pone in ginocchio davanti al padrone che si mena fino ad arrivargli addosso a distanza ravvicinata, quando finalmente lo lorda e lo marchia per bene schizzandolo qua e là e poi pisciandolo da vescica in saldo. Intriso degli umori che si è guadagnato ringrazia e rimane fermo in posa come un rospo sul bordo dello stagno, per essere fotografato a tutto campo in versione gocciolante, umiliato da siffatto trattamento, che nel suo insieme lo ha degradato e gli ha fatto capire chi è che comanda. Una cosa gli resta: pulire la nerchia. per poi tirarsi in disparte tra dolenzie e inzozzamenti patiti, fino a quando non viene autorizzato a farsi una doccia fredda che lo deterge e lo rinfresca, riportandolo in uno stato di limitatissima umanità, in sosta a quattro zampe, fermo come una statua, capo chino e occhi fissi sul pavimento, entro il quale esplora le tessere della palladiana, dandosi da fare a leccarla intorno alle piante dei piedi del Suo Immenso Domino.
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