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Un pomeriggio da incubo
data racconti erotici 2012-01-04 16:30:00

genere: categoria racconti erotici dominazione

UN POMERIGGIO DA INCUBO

Mi chiamo Adriana, 42 anni il prossimo mese, sono una donna che può definirsi piacente, bruna, capelli corti a caschetto, con tutte le forme al posto giusto, ma soprattutto sono una donna fortunata a poter raccontare questa disavventura. Lo scorso giugno avevo qualche giorno di ferie e ho deciso di passarle al mare dove abbiamo una villetta sulla riviera adriatica (per riservatezza non faccio il nome della città), da sola, perché mio marito non poteva venire a causa del lavoro e mi avrebbe raggiunto sabato sera.
Dopo una giornata intera a rassettare la casa, viene finalmente il momento di andare al mare, la mattina di giovedì 2 giugno (un giorno che non scorderò più) verso le 10 e mezzo vado al solito stabilimento balneare e toh….c’è Carmen, da anni la mia vicina di ombrellone, che veniva massaggiata da una signora sicuramente non grassa, ma molto formosa, della quale ciò che colpiva di più era il seno davvero enorme, spropositato, forse una settima o ottava misura che il suo costume intero conteneva con difficoltà, a fronte del quale il mio, che è una terza, quasi scompare. Ci salutiamo con i soliti convenevoli e mi presenta la “massaggiatrice” che è sua sorella, di nome Concetta, la quale per la prima volta dopo anni aveva deciso di farsi qualche giorno di mare. Spesso mi aveva parlato di lei, ma non l’avevo mai vista di persona. Prendiamo subito confidenza, mi dice l’età, 55 anni, mi dice che è casalinga e che ha fatto un corso privato per imparare la tecnica del massaggio necessario ai problemi reumatici del marito e mentre facevamo le chiacchiere da ombrellone, le dico che ho dei problemi alla schiena che spesso mi provocano dolori. Al che interviene Carmen:
- Sei fortunata, Concetta è più brava di una fisioterapista.
E Concetta rivolta a me:
- Aspetta, finisco con lei e diamo un’occhiata.
Intanto mi sdraio sul lettino e continuiamo a parlare, tra me e Concetta sembra esserci un “feeling” particolare, entriamo in confidenza come se ci conoscessimo da sempre, comunque dopo un po’ di tempo finisce il trattamento a Carmen e si dedica a me.
- Mettiti a pancia in giù sul lettino – mi dice.
Divertita per quella consulenza ortopedica fuori programma, obbedisco, lei mi slaccia la parte superiore del mio “due pezzi” per tastare in tutta libertà la schiena, le sue dita mi toccano la spina dorsale, premono su alcuni punti, infine mentre mi riallaccia il costume mi dice:
- La schiena è rigida, i muscoli sono contratti, ci sarebbe bisogno di un massaggio rilassante, ma non qui in spiaggia perché è lungo e complesso, andrebbe fatto a casa.
Al che le propongo:
- Perché non pranziamo insieme a casa mia ? Nel pomeriggio abbiamo tutto il tempo se non ti è troppo disturbo il massaggio lo facciamo a casa.
- Per me va bene – risponde Concetta.
- Io non posso – ribatte Carmen – nel pomeriggio ho preso appuntamento con la parrucchiera, dovete fare a meno di me.
Detto fatto. Concetta accetta di venire da me e, verso l’una, ci avviamo a casa mia distante poche centinaia di metri, sottobraccio come due vecchie amiche, continuando a parlare del più e del meno. Arrivati all’uscio di casa, prendo la chiave per aprire, la infilo nella toppa…..strano, mi sembrava di aver chiuso a chiave, invece la porta si apre con un solo giro…..è un attimo…..mi sento presa a forza e trascinata dentro, stessa cosa succede a Concetta, ci ritroviamo afferrate da dietro con la bocca tappata e un coltello puntato alla gola: erano in quattro, tutti di colore e massicci come bestioni:
- Voi non urlare e non succede niente - dice uno in un italiano stentato mentre chiude a chiave la porta di casa e poggia la chiave sopra il mobile più alto del soggiorno dove non potevamo arrivare.
Guardo Concetta negli occhi, entrambe annuiamo con la testa consapevoli di essere impotenti di fronte a quei quattro energumeni.
- Vi prego non fateci del male, facciamo tutto quello che volete – dico con voce implorante.
- Zitte, non parlare o essere peggio per voi.
Nel frattempo altri due rovistano nelle nostre borsette e prendono i soldi dai portamonete, spengono i nostri cellulari e comincia quello che per noi sarà un vero e proprio incubo. Il più possente rivolgendosi a Concetta con un tono minaccioso le ordina:
- Spogliati !
Lei esita, cerca di ribattere qualcosa, ma il coltello le viene nuovamente puntato contro e lei terrorizzata obbedisce: si toglie il vestito facendolo sfilare da sopra, poi il costume intero, ma non basta, le impongono di togliersi anche le scarpe e rimane nuda con quel seno enorme che suscita commenti da parte dei malviventi che non riusciamo a comprendere perché espressi nella loro lingua. Per un momento penso egoisticamente che si approfitteranno di lei risparmiandomi, ma le cose vanno diversamente, eh già…perché a pensarci bene se sono entrati in casa mia è me che vogliono, Concetta si trova in questa situazione per caso e quasi mi sento in colpa le nei suoi confronti.
Dopo di che dicono a Concetta:
- Spoglia tua amica !
Anche qui un’esitazione, ma un violento strattone le fa capire che quelli non scherzano e mi si avvicina, mi chiede scusa per quello che sta per fare, mi slaccia il copricostume legato dietro la nuca facendolo cadere a terra, mi slaccia la parte superiore del costume e infine mi sfila lo slip, ma neanche stavolta è finita:
- Le scarpe !
Concetta si abbassa e mi sfila anche gli zatteroni, non appena l’operazione è finita, uno di loro raccoglie vestiti e scarpe di entrambe, li mette dentro lo stipo del soggiorno, chiude a chiave e mette la chiave nel solito posto, sopra il mobile alto, vogliono essere sicuri che non possiamo fuggire per nessun motivo.
Sottomesse totalmente al volere e alla forza dei bruti, tre di loro prendono Concetta e la tirano in disparte facendola sedere sul divano in mezzo, mentre il quarto un bestione poderoso mi si avvicina prepotentemente, mi prende la testa e mi bacia in bocca vincendo tutti i miei tentativi di resistenza, peraltro deboli perché la sua presa aveva il sapore di una vera e propria minaccia, con la sua lingua scava a fondo dentro la mia bocca, sembrava non volesse finire mai, dopo l’interminabile tortura, si toglie la maglia, si sbottona i pantaloni e mi si presenta uno spettacolo impressionante: il suo membro enorme, smisurato, mostruoso, gli arriva fin quasi alle ginocchia e con uno spessore incredibile mi fa sobbalzare, con un urlo tento di staccarmi e terrorizzata vado ad abbracciare Concetta, ma dura poco, la mia amica fa appena in tempo a sussurrarmi all’orecchio:
- Fallo venire con la bocca.
il bruto mi riprende e mi riporta con lui, torcendomi il braccio e provocandomi un forte dolore, dicendo:
- Un’altra volta che lo fai ti spezzo il braccio.
Si libera degli abiti e mi ordina di inginocchiarmi, mi costringe a prenderlo in bocca, cosa non facile perché ne riesco a contenere solo una piccola parte, lui spinge sempre di più rischiando di strozzarmi e facendomi venire i conati di vomito, soffro tanto, ma lui continua imperterrito, di certo non sarei mai riuscita a farlo venire. Quando il bastone raggiunge la massima durezza faceva ancora più impressione, non pensavo fosse possibile una cosa del genere, ma non ho il tempo di pensare, mi sbatte con forza in poltrona, mi apre violentemente le gambe nonostante le avessi chiuse cercando istintivamente per proteggermi e inizia a leccarmi furiosamente. Non potevo nulla, contro la sua forza, non potevo reagire e Concetta non poteva fare nulla per aiutarmi. Il bruto incolla la sua lingua sul mio clitoride e mi lecca furiosamente, senza sosta, sembrava non volesse finire mai, contro la mia volontà mi porta all’orgasmo. E’ solo l’inizio, insinuato tra le mie gambe con il suo corpo, mi impedisce di chiuderle, punta il suo bastone alla mia passera e con un colpo violento mi apre in due. Emetto un grido strozzato di dolore e comincia la cavalcata, mi dà dei colpi terribili, a ogni martellata sento le contrazioni allo stomaco, ma soprattutto non riuscivo a capire come quell’attrezzo mostruoso potesse entrarmi dentro, mi ha devastata, completamente slabbrata, ma il porco incurante dei miei rantoli continua a stantuffarmi come un bestione, la trapanazione prosegue per un tempo lunghissimo, senza pietà, ogni tanto cerca la mia bocca con la sua e mi succhia avidamente i seni, improvvisamente lo sento irrigidirsi e, senza che potessi far nulla per impedirlo, mi viene dentro con grugniti animaleschi, riversandomi nella pancia una quantità enorme di liquido bollente. Resta a peso morto su di me con il bastone ancora dentro, quando lo tira fuori mostra ai complici la mia fica devastata che gronda del suo seme, poi mi prende per mano brutalmente trascinandomi e ordina a tutti di trasferirsi in camera. Lì continua lo stupro, si sdraia sul letto e me lo fa di nuovo succhiare, ben presto si indurisce, mi ordina di andare sopra di lui e, prendendomi per i fianchi, mi fa impalare, anche in quella posizione mi scopa selvaggiamente, poi mi fa rotolare su un fianco facendomi sdraiare di schiena e continua a stantuffarmi da sopra, i colpi sono violentissimi e, con l’attrezzo di quelle dimensioni temevo che mi lacerasse, ma il brutto deve ancora venire: a un certo punto si ferma, scende dal letto e mi fa mettere a pecorina sul bordo del letto, mi apre al massimo le gambe, punta il buchino…..è troppo, quello non lo potevo permettere, ne andava della mia incolumità, tento di fuggire in avanti, ma è inutile, mi prende per le caviglie e il mio stesso movimento di spinta mi fa ritrovare a pancia in giù. E’ la fine. Mi monta sopra, mi apre le cosce con le sue ginocchia e punta di nuovo il buchino.
- Pietà – gli dico- è troppo grosso, non lo faccia, mi spaccherà tutta.
Non mi ha neppure risposto e stavolta non ho più difese.
Continuo nella mia implorazione:
- Noooooo, no no la prego no… dietro no…non cosi’…sono stretta lì.
Già, perché l’avevo fatto qualche volta con mio marito, ma le dimensioni del bestione sono tutt’altra cosa.
Tutto inutile. Senza neppure lubrificarlo e contando sugli umori dell’orgasmo precedente, mi dà un primo leggero colpo che mi fa inarcare la testa all’indietro per il dolore, poi il colpo decisivo e il muscolo cede tra le mie urla indescrivibili come quelle di un agnello sgozzato, la sodomizzazione è atroce, penso di non farcela per il troppo dolore, a mala pena distinguo Concetta che impreca verso quei farabutti, si libera dei suoi aguzzini e viene ad assistermi per quello che può; stranamente la lasciano fare, mi accarezza i capelli, mi tiene una mano e cerca di farmi coraggio mentre urlo ossessivamente e con l’altra mano mi aggrappo al copriletto per sfogare il dolore:
- Se ne andranno presto – mi dice Concetta .
Ma non è così. Il porco, forte dell’orgasmo già avuto, mi incula a lungo facendomi sentire uno stordimento alle orecchie, poi senza tirarlo fuori fa un giro su se stesso posizionandomi seduta sopra di lui e offrendo quello spettacolo ai suoi complici che stanno proprio di fronte. Mi prende per i fianchi e mi incula da sotto, tra le mie urla e le implorazioni rimaste inascoltate. Stufo di quella posizione, dice qualcosa agli altri che tolgono Concetta di forza dal letto e la reggono per impedirle di assistermi ancora, facendomi rimanere da sola con quel bruto, il quale si mette seduto sul letto, mi fa posizionare davanti a lui con le mie gambe che gli avvolgono la schiena e in quella strana posizione, a forchetta, mi sodomizza ancora, prendendomi per le natiche e sbattendomi forte su di lui pube contro pube. In quel modo avevo il clitoride solleticato e per la seconda volta vengo mio malgrado. Ma non lui. E’ sempre in erezione spaventosa e mi sbatte a pancia in giù senza complimenti, mi monta di nuovo sopra e mi sodomizza di nuovo, stavolta Concetta non può assistermi, è immobilizzata dai malviventi, lui sempre insensibile alle mie urla e alle mie imprecazioni mi sbatte con dei colpi terribili, la sofferenza è tanta, il tempo non passa mai, l’inculata è lunga e feroce, a un tratto accelera i colpi, sento il suo membro ingrossarsi nel mio buchino, grugnisce come un gorilla e per la seconda volta mi sento riempire del suo seme, questa volta il fiotto caldo mi si riversa nelle viscere.
Pensavo fosse finita, ma mi sbagliavo ancora. I quattro parlano nella loro lingua e altri due di loro prendono il posto del mio primo violentatore. Si spogliano, tirano fuori due bastoni enormi, forse non come quello che mi ha stuprata, ma di una grandezza comunque fuori dal comune, si posizionano ai miei lati e mi spingono la testa verso le loro mazze, mi costringono a succhiarli alternativamente, quando sono al massimo dell’erezione uno di loro si sdraia e mi fa sedere sopra di lui di schiena, sodomizzandomi, in quella posizione offro oscenamente la passera all’altro che la ingolfa col suo tronco, mi stantuffano anche loro violentemente facendomi assaggiare per la prima volta la devastazione del sandwich, urlo, ma sono rassegnata a subire quella sottomissione perché sono cosciente di non poter fare nulla, anche Concetta è immobilizzata. Dopo avermi trapanato a lungo tirano fuori i loro attrezzi, quello che sta sotto mi penetra di nuovo nella stessa posizione, stavolta però me lo mette in fica, quello che sta davanti si avvicina e anche lui me lo infila anche lui nella passera, una doppia penetrazione in fica non sapevo nemmeno cosa fosse, mi sentivo tutta rotta, le grida sono disumane, ma i due vanno avanti venendo contemporaneamente dentro di me. Mi lasciano così, completamente slabbrata sul letto, devo stare con le gambe divaricate per il troppo bruciore.
L’ultimo rimasto, che fino a quel momento aveva tenuto a bada Concetta, la prende di mira: si spoglia, il bastone di quel losco figuro non scherzava affatto, soprattutto in larghezza, si siede sulla sedia da camera che usiamo per mettere i vestiti e la fa impalare su di lui senza un preliminare, sono sicura che in quel momento Concetta pensava a me, a sottrarmi un altro stupratore. Il rantolo di Concetta le si spegne in gola, presa per i fianchi viene scopata furiosamente, il negrone si accanisce sul suo seno enorme che succhia avidamente, quando è prossimo all’orgasmo lo tira fuori, si alza in piedi, la fa inginocchiare e le viene in bocca riversandole una quantità incredibile di sperma. Dopo l’abbondante sborrata Concetta viene presa per i capelli e, con la bocca piena di sperma viene trascinata verso di me e costretta a baciarmi, sento la vischiosità del seme che si trasferisce nella mia bocca da quella di Concetta, l’ennesima umiliazione di quel pomeriggio devastante sia fisicamente che psicologicamente.
Dopo aver abusato e fatto i propri comodi con noi, i quattro si rivestono e, prima di andare:
- Guai a voi se dire qualcosa, vi ritroviamo e…zac – dice uno di loro brandendo un coltello.
I quattro se ne vanno, io e Concetta ci abbracciamo in un lungo pianto, lei mi consola con parole dolci:
- Coraggio, è finita, ci sono io, non piangere !
Piango ancora, lei mi tiene tra le braccia cercando di darmi sicurezza, vedendo i miei buchi devastati mi fa degli impacchi con acqua fredda, cerchiamo di riprenderci, l’orologio segna quasi le 16,30, per più di tre ore i quattro ci hanno dato dentro, meno male che non ci hanno portato via i telefonini, Concetta chiama Carmen e le dice che stanotte resta a dormire da me, senza farle capire nulla di quello che è successo. La sua compagnia nei giorni seguenti mi aiuta moltissimo, anche se per diverso tempo ho camminato a gambe larghe e facevo fatica a sedermi; intanto avverto mio marito di raggiungermi e gli racconto l’accaduto. E’ molto comprensivo e concorda nell’evitare la denuncia perché sarebbe inutile, altre grane tra avvocati, tribunali e la paura della vendetta.
Nei giorni successivi mi sono sottoposta ad analisi per vedere se avevo contratto qualche malattia: tutto negativo. Meno male, ma un segno indelebile mi è rimasto: dallo stupro sono rimasta incinta. D’accordo con mio marito abbiamo deciso di tenere il bambino, visto che dopo quattordici anni di matrimonio non siamo riusciti ad avere figli, ho preso l’aspettativa al lavoro e ho detto a parenti e amici che andavo all’estero per un’adozione e mi sono trasferita alla villa al mare, in modo da non farmi vedere e far credere a tutti che si trattasse di un bambino adottato. Ora sono all’ottavo mese, con un pancione enorme, fra meno di due mesi nascerà un maschietto probabilmente nero, nel frattempo si è trasferita da me Concetta, che mi sta rendendo piacevole la gravidanza con la sua compagnia e i suoi fantastici massaggi.

scritto da autore racconto erotico Adriana_70

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