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La collega
data racconti erotici 2010-05-28 17:47:19

genere: categoria racconti erotici etero

Siamo tanti qui nello stabile, parecchi uffici dove ognuno di noi svolge la sua mansione, file di scrivanie negli open spaces, file di monitor, file di telefoni, rumore di sottofondo sempre presente, a volte voci che si alzano per farsi capire ai vicini, a chi sta dall'altra parte del telefono. La solita routine di lavoro in una grande società. Però ciò che conta è l'unione dei colleghi, l'armonia che riesce a crearsi nonostante qualche ''rottura''.

Siamo tanti, ho detto, sia uomini che donne, anzi, anche qui stanno scavalcandoci numericamente. Io sono praticamente qui da una vita, conosco di vista la maggior parte della gente qui, con diversi di loro, siamo amici nel vero senso della parola, quando si lavora insieme per molto tempo si instaura un rapporto che va anche oltre quello di lavoro.

Conosco moltissime donne, alcune, siamo entrati insieme nel mondo del lavoro, altre che sono arrivate dopo, o neoassunte o in trasferta e così via.

I rapporti poi tra gli stretti colleghi dell'ufficio sono uguali da tutte le parti. Seguono sempre le stesse tracce, il lunedì si parla del week-end appena trascorso, quando è periodo di calcio, i commenti sulle partite si sprecano, e con le colleghe si parla di un po' di tutto, della famiglia, delle vacanze, degli spettacoli e così via.

A volte, si sa, si va anche oltre i soliti discorsi, magari ci scappano battute più o meno volgari, esplicite o velate, diversi colleghi e colleghe si sono sposati tra di loro, altri convivono o hanno una storia insieme. Niente di anormale, insomma, qui come immagino da tutte le altre parti.

Con alcune ragazze, ai tempi, siamo usciti insieme, cene, cinema, discoteca, e anche altro ehh… ehh…

Ora ho cambiato ufficio, ho a che fare con nuovi colleghi e colleghe. E ce n'è una che mi intriga particolarmente.

Tutto è cominciato casualmente, contatti di lavoro, diverse telefonate al giorno, lei tre piani sotto il mio ufficio, mi piaceva la sua voce, calma, rilassante, nonostante il tipo di lavoro che svolge che richiede una certa attenzione, scatto, rapidità nel prendere decisioni e così via. Per diverso tempo non ci siamo mai visti, neanche alla macchinetta del caffè o nei bar della zona dove sta il nostro stabile.

Un giorno, casualmente, arrivammo tutti e due al lavoro dopo il normale orario d'ingresso, io perché avevo un permesso per motivi personali e lei perché era in ritardo, ci trovammo al lettore del badge all'ingresso e cortesemente la feci timbrare prima.

Grazie - mi fece

Di niente, si figuri - dissi io, non conoscendola - vedo che lavora qui anche lei -

Si, al reparto ….. , piacere sono Giovanna -

Piacere, sono Franco, scusi, ma quella Giovanna che telefona sempre al reparto … -

Si, sono io che generalmente parlo con loro -

Scusami, non avevo riconosciuto la tua voce, parli sempre con me -

Franco…, ahhhhhh Franco, certo, -

Finalmente ci incontriamo, o quantomeno facciamo conoscenza -

Molto piacere -

Il piacere è tutto mio - dissi alla fine.

La guardavo, e vedevo davanti a me una ragazza veramente carina, mora, abbronzata, piuttosto alta nonostante le ballerine ai piedi, un paio di jeans attillati che fasciavano un paio di gambe perfette, una camicetta bianca che faceva risaltare le sue curve, i capelli neri, lisci alle spalle che incorniciavano un viso dolce, due labbra sensuali e denti bianchissimi, perfetti.

Saliamo insieme? -

Volentieri - risposi

Schiacciò il tasto della chiamata dell'ascensore, e attendemmo due minuti, nel qual tempo non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso.

Entrammo e salimmo, poi lei scese al suo piano e io stavo per proseguire.

Le strinsi la mano sulla porta

Ancora una volta, piacere mio, se vuoi, qualche volta potremmo anche prendere un caffè insieme, - dissi

Beh, si, direi di si, anzi, volentieri , - mi rispose con un sorriso smagliante.

Ci lasciammo e io proseguii verso il mio ufficio.

Fu la prima volta che la vidi e ne ebbi una bella impressione.

Nei giorni successivi non ci sentimmo, ma ero abbastanza preso sul lavoro, e il fatto di non sentirla, non mi pesò , forse aveva preso delle ferie, qui non abbiamo un periodo fisso di chiusura, ma queste sono scaglionate su tutto l'anno.

Passarono ancora un po' di giorni, e finalmente la risentii.

Era la solita telefonata di lavoro, ma questa volta, ci intrattenemmo un po' di più del dovuto, cominciammo a parlare un pochino di argomenti generici. La seconda volta, un altro argomento oltre quello di lavoro, i minuti scorrevano via.

Alla terza, buttai lì se andavamo a prendere quel caffè .

Si , ma pago io - disse

Perché, ti invito io, quindi tocca a me, - risposi

Mi devo scusare -

E di cosa ? -

Di non essermi fatta viva prima -

Ma figurati, vorrà dire che la prossima volta, farai tu, ma adesso tocca a me -

Accetto allora, tra dieci minuti all'ingresso?, andiamo fuori, non ho voglia di… di quest' aria -

Va bene, tra dieci minuti giù -

Così ci trovammo, e andammo in un bar della zona, li conosco tutti ormai, e ogni tanto cambiamo, ma di solito ce n'e'

Sempre uno che resta quello di riferimento, così andammo in quello.

Quel giorno ero vestito elegantemente, scatenando l'ilarità dei colleghi e delle colleghe, raramente mi vedevano vestito così .. giacca e cravatta, e lei.. era completamente un'altra ragazza.

Tailleur, con sotto un top, calze di un colore grigio scuro (forse un collant), tacchi a spillo, una eleganza raffinata, un vero spettacolo, una donna completamente diversa da quella che avevo visto la prima volta.

Ammetto che facevamo un bella figura insieme.

Ci sedemmo a un tavolino, chiacchierammo un po' , stavamo conoscendoci a vicenda poco a poco.

Mi piaceva stare con lei.

E penso anche che la cosa fosse reciproca, vedevo che ogni tanto mi lanciava occhiate indagatrici, mi stava valutando, ma la cosa non mi metteva imbarazzo, anch'io, a volte tenevo lo sguardo fisso su di lei, magari più a lungo del dovuto, era un gioco nel quale ognuno stava scoprendo le carte una alla volta, un sasso lanciato e la mano che si ritirava, un tira e molla, con in palio?

A volte me lo chiedevo, mi chiedevo dove volesse arrivare, e domandavo a me stesso dove sarei voluto arrivare io.

Dopo quella volta, altre volte ci ritrovammo per il caffè, ci ritrovammo anche a pranzo, chiacchiere di lavoro, di e sui colleghi e colleghe, chiacchiere sugli interessi reciproci e anche altre magari più intime.

Successe una cosa un giorno, eravamo in ascensore, e questo si bloccò, un sussulto nel quale ci trovammo praticamente lei tra le braccia mie, io ero dietro di lei e nel momento in cui l'ascensore si fermò, il contraccolpo la spinse verso di me.

Il suo corpo aderì al mio, la sua schiena si ritrovò a contatto del mio petto, i suoi glutei appoggiarono alle mie parti intime. Il contatto durò pochissimo, ma mi parve che in quel momento, lei rimanesse appoggiata a me più del dovuto, anzi, un certo movimento suo, mi faceva intendere che … che le fosse gradito il trovarsi così con me, indubbiamente il fatto aveva fatto si che il mio sesso fosse eccitato, cosa che lei in quel contatto sentiva.

Ma l'ascensore riprese la sua corsa, e ci staccammo, eravamo arrivati al suo piano e perciò lei doveva scendere,

non senza, prima di salutarci, di lanciarci uno sguardo molto significativo.

Negli altri giorni, discretamente raccolsi delle informazioni su di lei, voci di colleghi e colleghe, sapevo alla fine che viveva in città da sola, in un appartamento in affitto con un'altra ragazza, in una zona che conoscevo di vista, io abitavo da tutt'altra parte.

Scambiandoci parole, ebbi a sapere che le piaceva la musica, i libri, i film.

Penso siano piaceri che tutti abbiamo in comune, possono divergere i generi, ma tutti abbiamo qualcosa che alla fine ci rende uguali.

A casa, mi dedico a scaricare i film da internet, cosa pirata e' vero, ma in quella maniera, ti vedi quelli di prima visione a costo zero, senza il problema di dover uscire di casa ecc ecc. anche se non si possono paragonare di certo a quelli visti al cinema.

E così, mi chiese in prestito qualche CD con film da vedere, tanto per passare le serate quando rimanevano, lei e la sua amica in casa.

Non ho nessun problema, anzi con piacere, ma ti premetto una cosa, tecnica se vogliamo, siccome ho il disco fisso del personal poco capiente, io il film lo scarico, lo copio sul CD, e prima che lo guardi, ne passa di tempo, non vorrei che nella visione, tu abbia spiacevoli sorprese, sai capita che il titolo sia uno, ma il contenuto sia completamente diverso, ci siamo capiti, spesso trovi roba porno in giro camuffata da film per bambini - le dissi.

Evvabbè - mi rispose - siamo grandi e vaccinati, mica mi scandalizzo, e poi, - mi disse strizzando l'occhio - qualcosa di nuovo, e' sempre piacevole.

Immagino che nella sua vita privata, di cui non avevamo mai parlato, certe cose avvenissero, ma mi imbarazzava.

Ti ho avvisata, non ti lamentare poi delle sorprese, domani ti porto una lista di quelli che ho, scegli e dopodomani te li porto -

Grazie mille -

Così facemmo e il giorno dopo ancora le diedi tre o quattro CD, il week-end era prossimo, me li avrebbe resi il lunedì successivo. Avevo avuto da fare e non avevo dato una visione ''preventiva'' a quei film,così glieli lasciai.

Nel week-end fui impegnato nel sistemare casa, ma nelle pause ripensavo a lei, a cosa stesse facendo.

Quella ragazza mi piaceva, non vedevo l'ora del lunedì per rivederla, avevo preso la decisione di invitarla a cena.

Così arrivò il primo giorno lavorativo della settimana.

Come al solito, ormai era diventata un'abitudine, ci ritrovammo per il caffè.

Al bar, mi rese un paio dei CD che le avevo prestato.

Non ho avuto molto tempo per vederli tutti, questi si e allora te li rendo -

Potevi tenerli, me li ridavi tutti insieme - risposi

Sai però che avevi ragione su quello che dicevi?, su questo hai scritto "Casablanca", ma in realtà c'e' un porno -

Scusa allora, ma te lo avevo detto che poteva succedere -

Già -

Ma l'hai visto tutto? -

Ehm, beh.. si - disse sorridendo

Non ti sei imbarazzata? -

Per niente, anzi, se devo essere sincera, mi è anche piaciuto, mi sono anche eccitata, a te non piacciono? -

Questa volta ero io in imbarazzo di fronte a una domanda simile, rimasi un attimo in silenzio e poi dissi -

Sinceramente, certe cose, meglio dal vivo, non trovi? -

Ah si…. -

Ero incerto se continuare su questo genere di discorso, non sapevo se lasciar perdere cambiando argomento o se insistere, magari facendo qualche allusione un po' più spinta nei suoi confronti.

Scelsi la prima strada.

Senti, che ne dici se una sera di queste andiamo a cena noi due? -

Potrebbe essere un'idea, non vedo perché no . -

Gli occhi le brillavano, pensavo che la mia galanteria le facesse piacere, e che questo mio modo di comportamento stesse dando i suoi frutti.

Sei una bella ragazza, mi piaci, lo dico sinceramente, e avrei proprio piacere di passare una serata con te, potremmo prenderci un aperitivo, andare a cena, e poi da qualche altra parte, se ti garba il programma.

Sei gentilissimo, ai nostri giorni è raro trovare ragazzi come te, come ti ho detto, con molto piacere.

Dobbiamo rientrare, mi sa, quando vuoi allora, mi dici quando usciamo. -

Tornammo al lavoro e il giorno successivo ci ritrovammo per il consueto appuntamento.

Seduti al tavolino del bar, riprendemmo la nostra conversazione.

Ti va bene venerdì? - esordì lei.

Ogni sera per me è buona, sicuramente il venerdì e' meglio, il giorno dopo non dobbiamo venire al lavoro.

Ho già in mente dove andare -

Lascio fare a te, sicuramente sarà tutto di mio gradimento -

Altre due chiacchiere in generale e poi di nuovo al lavoro.

Mercoledì, giovedì, trascorsero velocemente, e il venerdì mattina al bar fissammo l'ora in cui sarei passato a prenderla per poi andare a cena.

Alle 20, mi ritrovai sotto casa sua, citofonai.

Vieni su, dai, - mi rispose.

Non mi aspettavo questa risposta, ma acconsentii, la macchina l'avevo parcheggiata, per cui..

Terzo piano, presi l'ascensore, e mi ritrovai davanti alla porta di casa sua. Suonai il campanello. Sentii dei passi e poi la porta si aprì. Restai a fissarla, era bellissima in quel vestito. Un profumo pervadeva l'aria del suo appartamento.

Ho cambiato idea - mi fece

Come mai? - risposi.

Ho pensato che ti avrebbe fatto più piacere mangiare qui, così ho preparato qualcosa, poi ce ne stiamo qui a parlare, se vuoi, guardiamo qualcosa alla televisione, ho fatto male? -

No, anzi, anche se pensavo …- non conclusi la frase.

Dai, non essere arrabbiato -

Mica sono arrabbiato, mi fa molto piacere, se devo essere sincero. -

Entra allora, mettiti comodo che finisco in cucina, dammi la giacca -

Così, mi ritrovavo nel suo appartamento, notai l'arredamento, sobrio ed essenziale, ma il tutto era stato messo insieme con gusto, e mentre lei si affaccendava in cucina, mi sedetti sul divano.

Hai bisogno di una mano? -

Se hai voglia, apri la bottiglia del vino, penso sia di tuo gradimento - rispose

Trovai il cavatappi ed eseguii l'operazione.

La tua collega di stanza? -

E' andata a casa per il week-end, così mi ritrovo qui da sola, sola ma libera -

Versai il vino nei due bicchieri e misi la bottiglia in tavola, li presi e mi avvicinai a lei.

Tieni, il nostro aperitivo, hai buon gusto -

Sono andata ad occhio, dico la verità, ma mi piaceva il nome del vino, così l'ho comperato. -

Bevemmo guardandoci negli occhi, e siccome era pronto ci mettemmo a tavola.

La cena fu deliziosa, semplice ma cucinata bene, a tavola chiacchieravamo,

Il caffè però lo preparo io - le dissi

Io sparecchio, la roba è lì nell'armadietto -

Preparai la caffettiera, la misi sul fuoco, e l'aiutai a riempire la lavastoviglie.

Pronto il caffè, trovai le tazzine

Va a sederti sul divano che lo porto, stasera hai fatto anche troppo - dissi

Lei si accomodò e io portai il caffè.

Prego signorina, quanto zucchero? -

Uno solo, grazie -

Stavamo un po' scherzando, l'atmosfera era allegra.

Cosa ti va di fare adesso? - propose

Quello che vuoi, parliamo?, ascoltiamo un po' di musica, ho visto l'impianto e dei CD, oppure vuoi vedere la televisione? -

C'e' ancora un CD dei tuoi, con un film, hai detto che non li hai visti, se vuoi, lo vediamo insieme -

Sta bene, qual'e'? -

C'e' scritto "Casablanca" , è un bel film d'amore, te lo ricordi? -

Certo - risposi, sulle prime non feci caso al titolo, ero lì con lei e questo era la cosa più importante,

avrei voluto stringerla tra le braccia e baciarla, e qualcosa dentro me mi diceva che questo sarebbe avvenuto.

Lasciammo sul tavolino le tazzine e accendemmo il lettore.

Le prime immagini apparvero alla televisione, e sicuramente non erano quelle del famoso film, ma di ben altro genere.

Ehi, ma non è quel film - dissi

Ops, lo vedo, - rispose, mi guardò,

Sussurrando, si avvicinò e in un orecchio mi disse - lo vediamo lo stesso? -

Ormai eravamo a portata di labbra, - Si -

Si avvicinò ancor di più a me,

Le immagini scorrevano sullo schermo, scene di un incontro saffico. Sentivo il suo respiro farsi un po' più affannoso,

La vedevo con lo sguardo rapito, da parte mia, l'eccitazione stava salendo.

La scena cambiò, e lei mi fissò. La fissai anch'io.

Senza dirci niente, la presi tra le braccia, avvicinai le mie labbra alle sue, e ci baciammo.

Un bacio lungo, durante il quale lei si avvicinò ulteriormente, i nostri corpi erano in contatto, sentivo i suoi seni premere contro il mio petto, i suoi capezzoli sotto il vestito premevano, sembrava volessero uscire fuori.

Misi le mie mani sul suo seno. Un mugolio accompagnò questo gesto.

La cosa le era graditissima e anch'io ero ormai preso in questo tourbillon di sentimento, di passione.

Ci staccammo e ci fissammo negli occhi.

Ci alzammo dal divano, le presi una mano, e ci avviammo in camera da letto.

Li, la spogliai, lei spogliò me e ci mettemmo a letto, dove passammo momenti indimenticabili fino alla mattina seguente.

scritto da autore racconto erotico Whynot57

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